Il toponimo Bardi e l’etnico “Longobardi”: una nuova proposta etimologica.

Abstract

The toponym Bardi has often been read as an ethnic identifier. In this work, while critically examining these readings, the problem of theories that assign a term an ethnic origin without having demonstrated their plausible historical-linguistic correctness is addressed. These hypotheses sometimes appear to be based more on the assonance of the toponym with the name of a people, as well as on a fictionalized popular tradition, than on an adequate etymological study. Furthermore, these theories are often the result spoiled by research solely aimed at restoring to local communities a not better defined “ethnic identity”, as well as emphasizing its history for tourism and commercial purposes. This work therefore proposes an etymological rereading of this toponym starting from linguistic and social considerations.

Il toponimo Bardi è stato letto spesso come identificativo etnico. In questo intervento, nell’esaminare criticamente tali letture, si affronta il problema delle teorie che assegnano a un termine un’origine etnica senza che ne sia dimostrata la loro plausibile valenza sul piano storico-linguistico. Tali ipotesi appaiono alle volte basate maggiormente su l’assonanza del toponimo con il nome di un popolo, oltreché su una romanzata tradizione popolare che su un adeguato studio etimologico. Inoltre queste tesi sovente sono il risultato viziato da una ricerca volta a restituire ad ogni costo alle comunità locali una non ben definita “identità etnica”, oltre ad enfatizzarne la storia a scopo turistico-commerciale. Il contributo propone quindi una rilettura etimologica di questo toponimo muovendo da considerazioni linguistiche e sociali.

Premessa

Il convegno titolato Le presenze longobarde nelle regioni d’Italia. Longobardi: il quotidiano nelle fonti e nei dati materiali, tenutosi a Bardi nei giorni 21 e 22 settembre 2019, mi ha offerto l’occasione per affrontare nuovamente l’argomento dei toponimi “etnici”1, categoria a cui, secondo il parere di vari studiosi, apparterrebbe il nome di luogo Bardi accorciamento dell’etnico Longobardi e che per lo storico Vito Fumagalli sarebbe “indice di fondazione longobarda”2.

La tesi non trova unanime consenso tra i linguisti e i toponomasti, tant’è che alcuni considerano tale toponimo un derivato del personale Bardo3 ed altri dal germanico *bard nell’accezione di ‘colle’, ‘monte’ o dal celtico barr ‘cima boscosa’4. Questa diversità di pareri ha condizionato per decenni chiunque si prefiggesse di riconsiderare il tema dell’etnicità del termine e del luogo e di chiarire per la località un periodo storico di cui si hanno poche, confuse e soprattutto leggendarie notizie. Di fronte alla diversità dei pareri ha invece acquistato maggior peso nelle pubblicazioni locali l’ipotesi etnica, che presenta l’indubbio, ma anche pernicioso vantaggio, di fornire alla località così nominata una presunta identità e origine gloriosa, funzionale anche alla promozione turistica.

Se però andiamo a guardare gli studi più recenti e le novità scaturite dai dibattiti accademici sul tema dell’identità dei popoli germanici e sui processi di etnogenesi, particolarmente quella delle genti longobarde, troviamo una lettura ben diversa da quella narrata dalle storiografie romantiche e nazionalistiche otto-novecentesche germanica e italiana5 spesso “finalizzate a ricostruire il mito delle nazioni che purtroppo godono recentemente di una rivitalizzazione”6.

Ne consegue che gli esperti di toponomastica che volessero cimentarsi nello studio etimologico dei toponimi considerati di origine “etnica”, non dovrebbero prescindere dalla conoscenza dei saggi di Ernesto Sestan e di Reinhard Wenskus passando per Patrick Geary e Walter Pohl per arrivare a Giovanni Tabacco, fautore dello smantellamento della “teoria delle colonie arimanniche” sostenuta dal tedesco Fedor Schneider7, e infine a Stefano Gasparri i quali demoliscono il metodo che il Gian Piero Bognetti utilizza nella prima metà del secolo scorso per individuare insediamenti militari, fare e confini longobardi8. Tale metodo si fondava sostanzialmente sui seguenti principi:

  1. i toponimi che portano alla base il termine germanico arimann (heer-mann, ‘uomo dell’esercito’) sono la spia di uno stanziamento militare longobardo distinto da quello romano tanto nelle città come in campagna;

  2. i
    toponimi contenenti i termini fara, sala sono un sicuro indizio
    della presenza longobarda perché fanno riferimento al loro sistema
    d’organizzazione sociale;

  3. attraverso l’individuazione di toponimi d’origine germanica si possono stabilire i confini dei territori occupati dai longobardi;

  4. le intitolazioni di chiese a santi cui i longobardi erano particolarmente devoti, quali s. Michele Arcangelo e s. Giovanni Battista, sono anch’esse spia certa di fondazioni e insediamenti abitativi autonomi longobardi9.

Tali convinzioni vengono giudicate oggi dalla maggior parte degli studiosi di storia, di linguistica, di archeologia e di toponomastica frutto di un’interpretazione forzata e non accettabili acriticamente. Si tratta infatti di un modo di procedere nelle ricerche superato, in quanto s’è notato che:

  • l’onomastica non è necessariamente un elemento di identificazione etnica, come dimostrano vari nomi latini relativi a personaggi altolocati e sovrani longobardi (ad esempio il celebre longobardo Paolo Diacono10);

  • certi toponimi di origine germanica potrebbero essersi fissati in epoca successiva alla dominazione longobarda;

  • le dedicazioni di santi alle chiese non possono essere usate, da sole, come elementi probanti per stabilirne la vetustà in assenza di altre prove documentali o riscontri archeologici.

Sembra però che a tali ormai sorpassati principi si sia ispirato nel 1974 Vito Fumagalli11 per formulare l’ipotesi che attribuisce al toponimo Bardi l’origine ‘etnica’. Lo studioso si è basato in particolare su alcuni elementi che compaiono nelle carte longobarde di Varsi redatte dal 735 al 77412: l’espressione “silva arimannorum” menzionata in una Charta venditionis piacentina dell’89813, alcuni toponimi del circondario di apparente origine germanica e vari antroponimi riconducibili alla stessa lingua14. Non è chiaro come lo studioso bardigiano, pur avendo esaminato quelle carte, delle quali nemmeno una fu redatta in Bardi, dato che la località non v’è mai citata, abbia potuto individuare in quel luogo “l’originario piccolo presidio longobardo”15. Con ciò non si può escludere a priori tale ipotesi, ma rimane pur sempre un’ipotesi non dimostrata, perché, come già detto sopra, non esistono nemmeno reperti archeologici che siano interpretabili come indici di frequentazione insediativa riferibile a quel periodo.

Tale metodologia di studio16, adottata ancora oggigiorno da alcuni estimatori del Bognetti, in special modo dagli studiosi di storia locale, è da considerarsi alquanto insidiosa. Infatti, nonostante sia risaputo che il solo dato toponomastico non fornisce informazioni sufficienti ad elaborare ipotesi plausibili sul piano linguistico e scientifico, che deve necessariamente essere confrontato con i dati storico-archeologici, si concede troppo spazio all’emotività soggettiva, al fascino del mito delle origini, che è palesemente in contrasto con i criteri dettati dalla rigorosità scientifica.

Il toponimo

L’abitato di Bardi è posto in posizione indubbiamente strategica ad un altitudine di 625 m. slm., è adagiato su una sella situata tra le pendici del colle Montello, che si trova a sud del Mt. Crodolo, e l’imponente ‘rocca’ di diaspro rosso situata sulla sponda sinistra del torrente Ceno, sulla quale si erge una tra le più maestose fortezze d’epoca tardo medievale della provincia di Parma e da cui si domina tutta la vallata. Il primo esemplare di fortificazione fu edificato sulla metà superiore della roccia circa i primi del sec. IX, plausibilmente da Andrea habitator in Bardi, montanea Placentina, filius quondam Dageverti et p(ro)fessu sum lege vivere romana, forse di origine longobarda (a giudicare dal nome del padre), ma professante legge romana per ragioni che sfuggono17, il quale sul finire del secolo cedette l’altra metà della ‘roccia’ al vescovo di Piacenza Heurardo al prezzo di cento soldi. La charta venditionis dell’898 di Andrea è stata oggetto di molte discussioni pertinenti la sua autenticità nella prima metà del secolo scorso18, ma la questione è stata risolta dallo studioso piacentino Pietro Castagnoli in favore dell’autenticità nel 196119. Dalla lettura del documento si evince che il castrum edificatum esse videtur de moderno tempore e castrum modo edificatum esse videtur, a significare che nel momento della stipula – 898 – a Bardi era stato edificato “da poco” un castello20.

La prima attestazione del toponimo, tuttavia, nelle forme “de Bardi” e “in Bardi”, è precedente: si trova nell’atto di donazione che il prete Aliberto fece in favore dell’abbazia di s. Silvestro di Nonantola il 25 luglio 833: Alibertus presbiter filius quondam Iohanni de Bardi, che dona tam casis habitationis mee in Bardi vel alias tectoras, seu pro aliis singulis casalibus, una cum suprascripta ecclesia sanctorum Protasii et Gervasii, frasi che il Fumagalli estrapolò da un documento pubblicato da Lodovico Antonio Muratori nel 173921.

L’indagine

Allo scopo di addivenire ad una possibile soluzione del toponimo Bardi è stata avviata un’indagine per verificarne la diffusione. È emerso che, in rapporto alla quantità di insediamenti longobardi rinvenuti sul territorio nazionale e non solo, il numero di toponimi denominati Bardi è risultato talmente esiguo da metterne in dubbio l’origine etnica. Si deve poi notare che la maggioranza delle sepolture e delle necropoli longobarde riportate alla luce, in Italia e altrove, si trovano presso località dal nome tutt’altro che longobardo22. Inoltre non si ha notizia, a tutt’oggi, di alcun stanziamento longobardo posto nelle vicinanze di Bardi, che ne possa giustificare l’etnico. Nel contempo la ricerca ha permesso di riscontrare un significativo numero di toponimi di formazione suffissale che portano alla base la parola *bard, particolarmente nel settore dell’Italia nord-occidentale (zona della prima grande celtizzazione dei secc. IX-IV a.C., e della seconda, secc. IV-III a.C), ed in Francia, la cui base non può essere rivelatrice in tutti questi luoghi di fondazioni o stanziamenti longobardi. Ho rinviato ad un prossimo futuro lo studio delle antiche forme attestate della regione del Bardengau, attuale Lüneburger la cui capitale oggi è Bardowick, quali Bardengave, Bardungave, Bardonga, Barthunga23 e quello dei toponimi simili d’area germanica e dei molti altri segnalati come ‘etnici’ dal tedesco Förstemann24 perché appartengono ad un’area linguistica dalle diverse caratteristiche il cui studio etimologico richiede tempi alquanto lunghi25.

L’etnico Bardi

Sul piano storico la notizia dell’etnico Bardi, usato in luogo del più lungo ‘Longobardi’, ce la restituiscono fonti di tipo analitico/cronachistico e vari testi poetici ed epigrafi metriche antichi”. La fonte più nota è certamente Paolo Diacono (Historiae Langobardorum III, 19²), il quale riporta per intero l’epitaffio di Droctulf che doveva trovarsi davanti alla chiesa del s. Vitale di Ravenna26. Tuttavia, sia il termine Bardi sia il termine Longobardi emergono in queste fonti come una costruzione astratta di carattere letterario, di cui lo stesso Paolo si serve quando avverte la necessità di dover attribuire un’unica identità a quellinsieme di stirpi dette, come nell’anonimo Origo e nella Historiae di Secondo di Non, Langobardorum gentes27. In sostanza essendo i Longobardi, gruppi di persone che ancor oggi a causa delle scarsità delle fonti resta impossibile classificare, Paolo Diacono avrebbe usato il termine Bardi per definirli collettivamente. Al riguardo è necessario precisare che l’etnonimo ‘Longobardi’, fu usato per primo da Procopio di Cesarea nei suoi racconti storici”28, ma non dai contemporanei Bizantini e Romani che, per definire i nuovi invasori, utilizzavano più semplicemente i termini convenzionali hostes e barbarus. Nei documenti altomedievali piacentini, il sostantivo Bardi compare sempre nella forme in Bardis, in loco Bardi e de Bardis e non come sostantivo singolo o d’insieme. Alla luce delle conoscenze acquisite grazie all’indagine svolta, espongo qui di seguito la mia proposta per un’ipotesi etimologica aperta.

La proposta etimologica

Nell’affrontare lo studio etimologico di una parola è necessario muovere dalla consapevolezza che la quantità di foni che l’essere umano ha a disposizione per crearla sono inferiori a cento. Fatto salvo questo limite si ha che, in aree geografiche dai contesti ambientali, socio-culturali e linguistici differenti, si sono formate in modo autonomo parole uguali, ma dal valore semantico diverso. Così sembra essere il caso dell’antico termine *bard, di probabile origine celtica, che, anche per effetto della migrazione dei popoli da un continente all’altro e mutando nello spazio e nel tempo, compare in diverse lingue con diversi significati. Per lo studio di questo vocabolo ho limitato l’indagine alle lingue italiana e francese, cercando di capire il senso che può aver assunto in queste aree linguistiche evitandone la comparazione con altri ceppi linguistici.

Il toponimo Bardi è attestato per la prima volta nel sec. IX nella forma in Bardi (locuzione dial. “vó a Bārdi”). Si tratta di un toponimo dalle origini incerte, solo omofono dell’etnico Bardi, ma in realtà probabilmente formato dal sostantivo celtico bàrd più la desinenza i semivocalica proveniente da e a sua volta dal dittongo latino ae (ae < e < i). Tale sostantivo potrebbe essere passato dal celtico al lat. come *bardae (bardae < barde < bardi), volgarizzato in Bardi che è da interpretarsi come ‘locativo plurale’. L’indagine ha permesso di riscontrare altri toponimi del tipo Bardi quali:

  • Bardi (Marina di), Zoagli (GE)

  • Bardi (Colle di) Riva Trigoso (GE)

  • Bardi (Abetina del), Fonte dello Sguardo, Pontenano di Talla (AR)

Tali toponimi come quelli inseriti nell’elenco qui sottoriportato sono da considerarsi derivati del sostantivo *bard e presentano un suffisso del tipo specificativo. Essi si caratterizzano per essere situati in zone collinari e montane, particolarmente nelle immediate vicinanze di rocche e sommità isolate d’intorno. Da tale morfologia paesaggistica appare plausibile che gli abitati che vi sorsero appresso ne abbiano derivato il nome.

Ritengo plausibile, quindi, che al toponimo Bardi si possa attribuire il significato di ‘rocca’29, ‘roccia eminente’, ‘pietra sollevata e isolata d’intorno’ o ‘altura’.

Non meno interessanti sono i significati ‘sommità’, ‘cima’, ‘vetta’ (vd. irlandese barr), ‘vertice’, ‘sommità’ (vd. gallese bar), che ha proposto il Pellegrini30. Nel gaelico irlandese per i termini bàrd / bárd / bardd è accolto anche il significato di ‘poeta’ (gall. Bardo, *bardo-s), così come sono accolti ‘diga’, ‘recinzione’, ‘prato’ ed anche ‘guardia’, ‘presidio’; dall’inglese ward, ‘pascoli recintati’31. Per quanto concerne, invece, l’etimologia dei toponimi d’area francese derivati di *bard, non tutti gli studiosi la pensano allo stesso modo tant’è che alcuni vi assegnano il significato di ‘fango’, ‘limo’, ‘melma’, ‘argilla’, terreno argilloso’ e simili32.

Elenco dei toponimi del tipo suffissato con base *bard

Emilia

Bardi (PR); Bàrdine, castel S. Giovanni (PC), scomparso; Bardinezza, Gossolengo (PC); Bardone, Terenzo (PR).; Bardea (idr.), Tizzano Val Parma (PR).​_

Liguria

Bardi (Marina di), Zoagli (GE); Bardi (Colle di) Riva Trigoso (GE); Bardeneo (ant.), Bargone, Casarsa Ligure (GE); Bardineto (SV); Bardino Vecchio, Tovo S. Giacomo (SV);

Bardona (Fortezza di) Riccò del Golfo (SP).

Lombardia

Bardelle (CR); Bardelletta (CR); Bardellone, Regnone (BS); Bardinelli, Polaveno (BS); Bardineio (PV); Bardisone, Collina del, Esine (BS); Bardelle (MN).

Piemonte

Bard (Cima di), Bar Cenisio (TO); ; Bardonecchia (TO); Bardonetto (TO); Bardella, Albugnano (AT).

Toscana

Bardi (Abetina del), Fonte dello Sguardo, Pontenano di Talla (AR); Bardiglio, Fivizzano (MS); Bardiglioni, Pelago (FI); Bardinaio, Montaione (FI); Bàrdine (Il), Cecina di S. Terenzo, Fivizzano (MS); Bàrdine, Gorasco, Aulla (MS); Bàrdine, Tenerano, Aulla ; Bàrdine (Al), Castelnuovo (MS); Bardinelli, S. Sepolcro (AR); Bardò, Pontremoli (MS); Bardone, Ghizzano di Peccioli (PI); Bardoni, Marlia, Capannori (LU); Bardo (il). Bagnoli a Ripoli (FI); Bardalone, S. Marcello Pistoiese (PT); Bardacci, S. Casciano Val di Pesa (FI); Bardani, Barga (LU); Bardecco, Monterchi (AR); Bardeggiano, Colle Val d’Elsa (SI); Bardela (Punta), Marina di Campo, Isola d’Elba (LI); Bardelli, Pontremoli (MS); Bardellino (il) Fivizzano (MS); Bardesa, Pontremoli (MS); Bardette (le), Camaiore (LU).

Valle d’Aosta

Bard, Forte di, (AO); Bard, Cime du (AO); Bard, Glacier du (AO); Bard, Risseau du (AO); Bard, Or de (AO); Bard, Prè de, Val Ferret (AO); Bard, Prè de Sott, Val Ferret (AO); Bard, Col de La Salle (AO); Bard, Mont de, Avise (AO); Bardoney, Cervinia (AO).

Veneto

Bardies, Mel (BL); Bardolino (VR).

Francia

Bard, La-Roch, dip. della Loira; Bard-Lés-Regulier, Costa d’Oro, Borgogna; Bard-Lés-Pesmes, Alta Saona, Borgogna; Bard-Lès-Èpoisses; MontBard, Cote d’Or, Borgogna; Bardine (Chateau) de) Lorignac; Bardigues, Tar-Et_garomme; Bardis, Puymirol.

Conclusioni

Alla luce di quanto su esposto, sia per i toponimi detti di origine etnica, dove il loro nome rinvierebbe a quello di un popolo aggregatosi all’esercito longobardo, sia per i toponimi detti di origine longobarda, i quali nominerebbero un particolare aspetto del territorio, nell’affrontarne lo studio etimologico è consigliabile usare grande cautela ampliando gli orizzonti della ricerca al troppo spesso trascurato periodo franco ed al periodo preromano.

Ringraziamenti

Per la gentile collaborazione ringrazio la Prof.ssa Maria Giovanna Arcamone, già Professore ordinario di Filologia germanica nell’Università di Pisa, è ora titolare presso la medesima Università dell’unico insegnamento presente in Italia di Linguistica onomastica; La Prof.ssa Enrica Salvatori del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere, Professore Associato di Storia Medievale, Responsabile scientifico del Polo 4 del SID, Direttore del Laboratorio di Cultura Digitale dell’Università di Pisa e il Prof. Lorenzo Coser, latinista, saggista e scrittore.

Note

1 Mussi 2019, pp. 101-103.

2Zanella – Luiselli 1997, pp. 310, 553; Serra 1931, p. 276; Petracco, Petracco Sicardi, Mussi 2011, pp. 91-109, p. 94; Marcato 1997, p. 62; Fumagalli 1974, p. 54.

3Förstemann 1856, p. 214; Marcato 1997, idem; Olivieri 2001, p. 91.

4Pellegrini 2018, p. 303; Raimondi 2003, pp. 44, 71.

5Pohl 2005, pp. 88, p. 13-24; Azzara 2011, pp. 43-53; Azzara – Bonnini 2011, pp. 139-147; Berto 2016, pp. 209-234; Cingolani 1995, pp. 15-28; Fabietti 2013, p. 229; Gasparri 2003, pp. 3-28; Gasparri 2006, pp. 21-36, p. 22; Gasparri 2010, p. 38; Geary 2003, p. 12 e sg.; Aime – La Rocca 2010, pp. 43-60; Pohl 1988, pp. 567-822; Phol 2000; Rocco 2011, N° 41, pp. 285-268; Sergi 2005, pp. 39-46; Sergi 2011, pp. 227, 228; Smecca 2014 – 2015, pp. 6-14.

6Guglielmotti 2007, pp. 12, 13.

7Wenskus 1961, pp. 1-656; Geary 2009, pp. 1-199; Pohl 2005, pp. 13-24; Tabacco 1964-66, pp. 12-228; Schneider 1924, pp. 399-415.

8Cfr. Gasparri 2006, pp. 1- p. 8. Qui lo studioso, citando “L’età longobarda” di Bognetti del 1966-67, ne fa questa disamina: “Il caso più macroscopico è quello della famosa teoria delle ‘colonie arimanniche’, molto popolare presso diversi storici locali e anche presso parecchi archeologi: il toponimo arimannia avrebbe indicato lo stanziamento di guerrieri longobardi, con le loro famiglie, insediati dal re su terre pubbliche per motivi militari. Ma si tratta di un toponimo che, come ha mostrato ben quarant’anni fa Giovanni Tabacco ne I liberi del re, un libro tanto citato quanto poco compreso, si lega invece alle fortune tarde (dal secolo IX in poi) di un ceto sociale, quello dei liberi guerrieri, in rapporto all’espansione della signoria fondiaria, e non certo alla strategia militare dei re longobardi (tant’è vero che è presente in regioni che non hanno mai fatto parte del regno longobardo, come la Val d’Aosta). Tuttavia, nonostante l’autorevolezza di Tabacco, arimannia, e ancora fara, sala ed altre parole germaniche sono state e sono tuttora usate tenacemente come prove di uno stanziamento longobardo separato. E anche se l’idea della fusione fra Longobardi e Romani è oggi largamente prevalente nella storiografia specializzata, tuttavia resiste questa sorta di opinione diffusa difficile da sradicare, tanto più grave in quanto non solo gli storici locali, ma anche gli archeologi sono fortemente radicati sul territorio, e dunque le loro ricostruzioni hanno spesso un impatto maggiore di quello degli specialisti di età longobarda. Esse si fondano inoltre su una storiografia ormai superata, quella degli anni Cinquanta e Sessanta dello scorso secolo (Bognetti in primo luogo, e poi i suoi epigoni), che non si ha ancora il coraggio di mettere da parte definitivamente”.

9Cfr. Gasparri 2006, pp. 21-36, p. 22, nota 3.

10Su questo tema cfr. Gasparri 1991, Dall’età longobarda al secolo X, in “Il Medioevo”, Storia di Treviso II, pp. 3-39, a cura di D. Rando e G. M. Varanini, Distribuito in forma digitale da “Reti Medievali”, i nomi Pietro, duca friulano, Giovanni duca di Persiceta, Stabilino di Treviso e quello romano Desiderio dell’ultimo re longobardo, così pure Cipolla C. 1900 Antichi documenti del monastero trevigiano dei Santi Pietro e Teonisto, in “Bullettino dell’Istituto storico italiano per il Medioevo”, 22, pp. 35-75 per gli altri romano-bizantini quali Agnello, Agrestio, Candiana, Daniele, Dondo, Eraclio, Felice, Florentino, Giovenale, Giuliano, Gregorio, Littore, Lorenzo, Marino, Maurino, Petronia, Predicernio, Sabbatino, Senatore, Stabile, Tiziano, Tiziana etc.

11Fumagalli Vito (Bardi, 15 giugno 1938 – Bologna, 16 aprile 1997), storico e politico italiano, considerato tra i maggiori studiosi italiani sul Medioevo.

12Si tratta di undici pergamene che furono rinvenute presso l’archivio della chiesa di Varsi (PR), località della media Val Ceno in provincia di Parma, attualmente sono conservate presso la Biblioteca Capitolare del Duomo di Piacenza. Varsi è una località della media Val Ceno in provincia di Parma il cui nome, nella forma Varissio, è attestato per la prima volta nella pergamena dell’11 gennaio 735. Al riguardo cfr. Bonacini 2002, in Le Carte Longobarde di Varsi, Varsi, p. 60.

13 Castagnoli 1961, pp. 165 -171.

14Fumagalli 1974, pp. 13 – 59.

15Fumagalli 1974, pp. 21, 61.

16Cfr. Bognetti 1967, pp. 305-345.

17Sul tema della diffusione dei nomi propri di persona di origine germanica e romana cfr. Pohl 2005, La discussa identità etnica dei Longobardi, in “I Longobardi e le Alpi”, Atti della Giornata di Studio “Clusae Longobardorum, i Longobardi e le Alpi”, La Biblioteca di Segusium, 6 marzo 2004, Vol. 4, SUSA, pp. 23, 24, dove lo studioso, prendendo da Francovich Onesti Nicoletta (2000), L’antroponimia longobarda della Toscana: caratteri e diffusione, in “Rivista italiana di onomastica”, VI (2), pp. 364-66, afferma che già nel secolo VIII l’onomastica longobarda si era diffusa tra i vescovi, tra i molti Romani del ceto dirigente ed anche tra i servi: Una popolazione che parla lingua latina, ma che usa nomi germanici Questa distribuzione non riflette per certo lontani origini etniche, ma un processo di longobardizzazione dell’auto-percezione: i nomi longobardi conferivano un prestigio superiore”.

18Muratori 1739, cc. 213-215; Tiraboschi 1785, pp. 48-50.

19Cfr. Castagnoli 1961, pp. 170, 171: “Si tratta di un atto di vendita stipulato presso l’attuale località Faggio di Piacenza (Corte al Faggio) nell’anno 898 di cui l’originale è conservato presso l’Archivio Capitolare della Cattedrale di Piacenza, coll. ‘Originale (A), Pergamene, Vendite, Cantonale 2°, cassetta 16’, che fu pubblicato per la prima volta dallo studioso piacentino Castagnoli Pietro nel 1961”.

20Enrica Salvatori, del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere, Professore Associato di Storia Medievale, Responsabile scientifico del Polo 4 del SID, Direttore del Laboratorio di Cultura Digitale dell’Università di Pisa, dopo aver esaminato su mia richiesta il documento annota: “Il documento è alto medievale, il castello era stato edificato da poco, lo confermano il significato dei termini ‘moderno’ e modo’; dal documento si capisce che il vescovo Heuerado compra il suolo su cui è edificato che evidentemente era in pietra (cosa normale se in alto); il termine ‘castrum’ è sempre fortificazione, può essere piccola (torre) o più ampia, ma a quest’epoca non riguarda un intero villaggio, se così fosse ci sarebbero probabilmente citati alcuni annessi (chiesa, mercato, etc.). Potrebbe essere stato un bel castrum come una struttura più piccola”.

21Cfr. Fumagalli 1974, pp.12, 13.

22Cfr. Azzara 6 marzo, 2004, pp. 25-38, p. 31: “Vennero così da loro prescelte le città che già avevano avuto un qualche rilievo nelle epoche anteriori, in età tardoromana e gota, dislocate lungo le maggiori vie di traffico e fornite di strutture adeguate, oppure dei centri sopraelevati sulla pianura, validi come punto di osservazione e guardia. Nell’arco alpino gli insediamenti significativi si collocarono a quote generalmente inferiori agli ottocento metri, quindi non in montagna, ma piuttosto allo sbocco delle valli, lungo le strade, che costituivano il vero polo d’interesse strategico. Attraenti per l’insediamento furono pure le aree più fertili, coltivate o adatte al pascolo”.

23 Rotili 2010, P. 4.

24Cfr. Förstemann 1913, pp. 362-365.

25In ogni caso, ritengo di non poter escludere a priori la possibilità che per alcuni toponimi d’area germanica dalla radice bard- possa realmente esistere un nesso causale tra il nome ed il popolo dei Longobardi.

26Ringrazio la Prof.ssa Lidia Capo per la gentile consulenza sul tema, riguardo al quale esprime questa opinione: “Nell’epitaffio di Droctulf (In Hl III, 19) Bardi vuol dire certamente Longobardi e il termine è attestato in questo senso da altri testi poetici e da epigrafi metriche. Normalmente è inteso come abbreviazione del troppo lungo termine Longobardi, il che spiega il suo uso poetico; però viene connesso ai longobardi anche in aree extra italiane: lo stesso Bardengau, nel Luneburg, prende il nome dai longobardi, che nell’area continuarono ad essere presenti anche dopo che una loro parte, forse la più consistente, aveva iniziato la seconda migrazione, quella che la porterà in Italia. Quanto alla possibilità che sia usato per attribuire un’unica identità a un insieme di popoli è addirittura verosimile: non è però nel passo di Paolo, che specifica che Droctulf era di stirpe sveva, cioè alamanna, e non longobarda, mostrando che per lui queste distinzioni avevano un senso reale”, cfr. Capo L. 1992, Paolo Diacono. Storia dei longobardi, p. 474, nota 3. Cfr. anche Iannucci 2011, in Poesia, storia e narrazioni esemplari: Droctulf da Croce a Borges, in “Bizantinisca, Rivista di Studi Bizantini e Slavi”, Fondazione Centro Italiano di Studi sull’Alto Medievo, Spoleto, n. 8. pp. 235.

Epitaffio di Droctulfo

Clauditur hoc tumulo, tantum sed corpore, Drocton;

Nam meritis toto vivit in orbe suis.

Cum Bardis fuit ipse quidem, nam gente Suavus;

Omnibus et populis inde suavis erat.

5 Terribilis visu facies, sed mente benignus,

Longaque robusto pectore barba fuit.

Hic et amans semper Romana ac publica signa,

Vastator genti adfuit ipse suae.

Contempsit caros, dum nos amat ille, parentes,

10 Hanc patriam reputans esse, Ravenna, suam.

Huius prima fuit Brexilli gloria capti;

Quo residens cunctis hostibus horror Bardi

Quo Romana potens valuit post signa iubare,

Vexillum primum Christus habere dedit.

15 Inde etiam, retinet dum Classem fraude Faroaldus,

Vindicet ut Classem, classibus arma parat.

Puppibus exiguis decertans amne Badrino,

Bardorum innumeras vicit et ipse Bardi manus.

Rursus et in terris Avarem superavit eois,

20 Conquirens dominis maxima lucra suis.

Martyris auxilio Vitalis fultus, ad istos

Pervenit victor saepe triumphos ovans;

Cuius et in templis petiit sua membra iacere,

Haec loca post mortem bustis habere iubat.

25 Ipse sacerdotum moriens petit ista Iohannem,

His rediit terris cuius amore pio.

27Cfr. Roberto 2000, p. 385: “Al moderno studioso dell’etnogenesi non deve sfuggire che si tratta quasi sempre di nomi vuoti, di definizioni altamente artificiali e fittizie, dotate tuttavia di una significativa funzionalità… Dunque l’articolazione di grandi ed antiche categorie etnografiche come Celtae, Scythae o Germani in numerosi sottogruppi, cioè in nomi di popoli, deve riferirsi all’esigenza culturale e politica di organizzazione del mondo, di definizione in concetti fissi di percezioni piuttosto fluide e sfuggenti”.

28Cesaretti 2012, pp. 19-75.

29GPC 2019, bard.

30Pellegrini 2018, p. 111.

31Macbain 1911, P. 30.

32Pégorier 2006, bard, bart.

Bibliografia

Aime M. – La Rocca C., 1-2 ottobre 2010, Antropologia culturale. Due temi antropologici e storici: dono, etnicità, in “Intorno alla storia medievale. Archeologia medievale, storia dell’arte medievale, antropologia culturale”, Atti dell’incontro organizzato dalla Società Italiana degli Storici Medievisti, a cura di Gian Maria Varanini, Reti Medievali Rivista, 12, 2 (2011) http://www.rivista.retimedievali.it Firenze University Press, Roma, pp. 43-60.

Azzara C. 6 marzo 2004, Insediamenti longobardi fra le Alpi e la pianura, in “I Longobardi e le Alpi”, Atti della giornata di studio “Clausae Longobardorum, i Longobardi e le Alpi”, La Biblioteca di Segusium, Chiusa S. Michele, vol. 4, SUSA, pp. 25-38, p. 31.

Azzara C. 2011, Forme di acculturazione e di integrazione delle stirpi, in “Occidente: la testimonianza delle leggi dei Longobardi”, pp. 43-53.

Azzara C. – Bonnini A. 1-2 dicembre 2011, I matrimoni fra barbari e romani nelle leggi di stirpe dell’altomedioevo, in “Atti del Convegno Matrimoni Misti: una via per l’integrazione tra i popoli”, a cura di Simona Marchesini, Alteritas – interazione tra i popoli, Verona – Trento, pp. 139-147.

Berto L. A. 2016, I raffinati metodi d’indagine dello storico: Lalto Medioevo italiano all’inizio del terzo Millenio, “Testi d’identità, gender ed etnicità”, Università Studiorum S.r.l. – Casa Editrice, Mantova, pp. 209-234.

Bognetti G. P. 1967, I loca sanctorum e la storia della Chiesa nel regno longobardo, in “L’età longobarda”, Milano, III, pp. 305-345.

Bonacini P. 2001, Le Carte Longobarde di Varsi, Varsi, p. 60.

Capo L. 1992, Paolo Diacono. Storia dei Longobardi, p. 474, nota 3.

Castagnoli P. 1961, il più antico documento di Bardi, in “per la rocca di Bardi”, Archivio Storico per le Province Parmensi, vol. 12, Parma 1962, pp. 165171.

Cesaretti P. 2012, I Longobardi di Procopio, in “I Longobardi e la storia, un percorso attraverso le fonti” a cura di Francesco Lo Monaco e Francesco Mores, Viella, Roma, pp. 19-75.

Cingolani S. M. 1995, Memoria e storia, in “Le Storie dei Longobardi. Dall’origine a Paolo Diacono”, pp. 15-28.

Cipolla C. 1900, Antichi documenti del monastero trevigiano dei Santi Pietro e Teonisto, in “Bullettino dell’Istituto storico italiano per il Medioevo”, 22, pp. 35-75.

Fabietti U. E. M., 2013 (III ed.), L’identità etnica. Storia e critica di un concetto equivoco, Roma, Carocci, p. 229.

Förstemann E. W. 1856, Altdeutsches Namenbuch, Personennamen, Norhausen, p. 214.

Förstemann E. W. 1918, Orts- und sonstige geographische namen, in “Altdeutsches Namenbuch Zweiter Band”, Bonn, pp. 362-365.

Francovich Onesti N. 2000, L’antroponimia longobarda della Toscana: caratteri e diffusione, in “Rivista italiana di onomastica”, VI (2), pp. 357-374. Distribuito in forma digitale da “Reti Medievali”, Open Archive http://www.rmoa.unina.it/559/1/RM-FrancovichOnesti-Antroponimia.pdf (ultima visualizzazione, 05/02/2020).

Fumagalli V. 1971, L’amministrazione periferica dello stato nell’Emilia Occidentale in età carolingia, in Rivista Storica Italiana, LXXXVIII, IV, pp. 911-920, p. 915.

Fumagalli V. 1974, Il castello di Bardi, nascita di un borgo militare, Centro Studi della Valle del Ceno, Quaderno N. 2, pp. 12, 13.

Fumagalli V. 1974, Il castello di Bardi, nascita di un borgo militare, Centro Studi della Valle del Ceno, Quaderno N. 2, p. 13 -59.

Fumagalli V. 1974, Il castello di Bardi, nascita di un borgo militare, Centro Studi della Valle del Ceno, Quaderno N. 2, pp. 21-61.

Fumagalli V. 1974, Il castello di Bardi, nascita di un borgo militare, Centro Studi della Valle del Ceno, Quaderno N. 2, p. 54.

Geary J. P. 2003, The Myth of Nations: The Medieval Origins of Europe, Princeton University Press, Princeton of Oxford, pp. 1-199; GEARY J. P. 2009, Il mito delle nazioni. Le origini medievali dell’Europa, trad. it. Roma, p. 12 e sg.

Gasparri S. 1991, Dall’età longobarda al secolo X”, in “Il Medioevo”, Storia di Treviso II, pp. 3-39, a cura di D. Rando e G. M. Varanini. Distribuito in forma digitale da “Reti Medievali”, Venezia, pp. 10,11.

Gasparri S. 2003, I Germani immaginari e la realtà del regno. Cinquant’anni di studi sui Longobardi, in “I Longobardi dei ducati di Spoleto e Benevento”, Atti del XVI Congresso internazionale di studi sull’alto medioevo, I, Spoleto, pp. 3-28.

Gasparri S. 2006, Il popolo-esercito degli arimanni. Gli studi longobardi di Giovanni Tabacco, in “Giovanni Tabacco e l’esegesi del passato”, Accademia delle Scienze di Torino, 14, “Reti Medievali”, Torino, pp. 21-36, p. 22 (ultima visione 20.12.2019).

Gasparri S. 2006, Il popolo-esercito degli arimanni. Gli studi longobardi di Giovanni Tabacco, in “Giovanni Tabacco e l’esegesi del passato”, Accademia delle Scienze di Torino, 14, “Reti Medievali”, Torino, pp. 21-36, p. 22, nota 3.

Gasparri S. 2006, I longobardi, i romani e l’identità nazionale italiana, in “Anales de Historia Antigua, Medieval y Moderna”, Università Cà Foscari Venezia, vol. 39, pp. 1-10, p. 8 (ultima visione 20.12.2019).

Gasparri S. 2010, Migrazioni, etnogenesi, integrazioni nel mondo romano: il caso dei longobardi, in “Archeologia e storia delle migrazioni. Europa, Italia, Mediterraneo fra tarda età romana e alto medioevo”, Atti del Convegno internazionale di studi (Cimile, Santa Maria Capua Vetere, 17-18 giugno 2010) a cura di Carlo Ebanista e Marcello Rotili, Cimitile (NA),Tavolario Edizioni, 2011 (Giornate sulla tarda-antichità e il medioevo, 3, a cura di Carlo Ebanista e Marcello Rotili), pp. 31-42 © dell’autore – distribuito in formato digitale da “Reti Medievali”, www.biblioteca.retimedievali.it, p. 38 (ultima visione 20.12.2019).

GPC Geiriadur Prifysgol Cyrm 2019, A Dictionary of the Welsh Language, Ar Line University of Wales, bard.

Guglielmotti P. 2007, Giovanni Tabacco, in “Medievistica del Novecento. Recensioni e note di lettura I (1951-1980), “Reti Medievali E-Book” (ultima visione 18.01.2020), Firenze University Press, CRISM, pp. 12-13.

Iannucci A. 2011, Poesia, storia e narrazioni esemplari: Droctulf da Croce a Borges, in “Bizantinisca, Rivista di Studi Bizantini e Slavi”, Fondazione Centro Italiano di Studi sull’Alto Medievo, Spoleto, n. 8, p. 235.

Marcato C. 1997, I Nomi Geografici d’Italia, “Bardi”, Dizionario di Toponomastica, UTET, p. 62.

Macbain A. 1911, Etymological Dictionary of the Gaelic Language, Printed by the northern counties newspaper and printing and pulisching company, limited, Inverness, P. 30.

Muratori L. A. 1739, Antiquitates Italicae Medii Aevi, II, Milano, pp. 213-215.

Mussi S. 2019, Borgoratto, Mormorolo, Borgo Priolo e dintorni: toponimi in una terra di confine …, in “Oltrepò Pavese, percorsi storico-archeologici per la valorizzazione del territorio” a cura di Silvia Lusardi Siena e Simona Sironi, pp. 101-103.

Olivieri D. 2001, Dizionario di Toponomastica Longobarda, Milano, p. 91.

Pellegrini G. B. 2018, Elementi postlatini (germanici, arabi, slavi), in “Toponomastica italiana”, p. 303.

Pellegrini G. B. 2018, Toponomastica Italiana, Hoepli, p. 111.

Petracco G., Petracco Sicardi G., Mussi S. 2011, Il monte Bardone e le origini di Berceto, in “Poteri, territorio e popolamento in Val di Taro tra antichità e Medioevo”, La Nuova Tipolito snc. Felina (Reggio Emilia), pp. 91-109, p. 94.

Pohl W. 1988, Die Awaren. Ein Steppenvolk in Mitteleuropa, München, pp. 567-822.

Pohl W. 2005, La discussa identità etnica dei Longobardi, in “I Longobardi e le Alpi”, Atti della Giornata di Studio “Clusae Longobardorum, i Longobardi e le Alpi”, La Biblioteca di Segusium, 6 marzo 2004, vol. 4, SUSA, pp. 88, p. 13-24.

Pohl W. 2005, La discussa identità etnica dei Longobardi, in “I Longobardi e le Alpi”, Atti della Giornata di Studio “Clusae Longobardorum, i Longobardi e le Alpi”, La Biblioteca di Segusium, 6 marzo 2004, vol. 4, SUSA, pp. 88, p. 23-24.

Raimondi G. 2003, La Toponomastica, elementi di metodo, Libreria Stampatori, Torino, pp. 44, 71.

Rocco M. 2011, La Percezione delle identità etniche barbariche tra antico e tardoantico, in “Rivista storica dell’antichità”, N° 41, pp. 285-268.

Roberto 2000, Sulle origini etniche dell’Europa. L’etnogenesi e il mondo romano, in “Mondo Mediterraneo”, Roma, pp. 378-393, p. 385.

Rotili M. 2010, I Longobardi: migrazioni, etnogenesi, insediamento, in “I Longobardi del Sud”, a cura di GIUSEPPE ROMA, Giorgio Bretschneider Editore, Roma, p. 4.

Schneider F. 1924, Zur sozialem Genesis der Renaissance, in “Wirtschaft und Gesellschaft.

Festschrift für Franz Oppenheimer zum 60. Geburtstag, Frankfurt”, pp. 399-415.

Sergi G. 2005, Monti e strade nella legislazione e nella cultura longobarde, pp. 39-46.

Sergi G. 2011, Stereotipi e realtà storiche. Un problema di erudizione o di fruizione civile?, in “Medioevo reale Medioevo immaginario. Confronti e percorsi culturali tra regioni d’Europa” (Atti del Convegno di Torino 26-27 maggio 2000), Torino 2002, Università degli Studi di Torino, pubblicato da “Reti Medievali Open Archive”, Unina, Quaderni 7 (ultima visione 18.01.2020), pp. 227, 228.

Serra G. D. 1931, Contributo toponomastico alla teoria della continuità nel medioevo delle comunità rurali romane e preromane dell’Italia superiore, Spoleto, p. 276.

Smecca G. A., Anno Accademico 2014 – 2015, Stirpi barbare e identità etniche: il problema, in “Identità etnica e stirpi barbare: riletture storiografiche”, Università degli Studi di Palermo, Scuola delle Scienze Umane e del Patrimonio Culturale, Corso di Laurea in Storia, Dipartimento Culture e Società, Palermo, pp. 6-14.

Tabacco G. 1964-66, I liberi del re nell’Italia carolingia e post-carolingia, Spoleto, pp. 12-228.

Tiraboschi G. 1785, Storia dell’augusta badia di San Silvestro di Nonantola, II, Modena, n. XXXI, pp. 48-50.

Zanella A. – Luiselli B. 1997, “Paolo Diacono, Storia dei Longobardi”, Biblioteca Universale Rizzoli, Classici della BUR, pp. 310, 553.

Wenskus R. 1961, Formazioni tribali e costituzione politica. Il formarsi delle gentes nel primo medioevo (Stammesbildung und Verfassung : das Werden der frühmittelalterlichen Gentes / von Reinhard Wenskus), Bohlau, Verlag Gmbh U Co. Kg, pp. 1-656.

__________________________________________________________________________

Autore: Sergio Mussi

Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi.

Sergio Mussi

V.le Della Libertà 38/a

43043 Borgo Val di Taro (PR)

Tel. 0525 90208

Cell. 333 35 51 847

sergiomussi51@gmail.com

www.sergiomussi.it

WikiToponomastica.sergiomussi.it

Origine del nome ‘Parma’: una questione ancora aperta

 

SERGIO MUSSI

Premessa

L’occasione della ricorrenza dei 2200 anni dalla fondazione della città di Parma mi ha indotto ad un approfondimento sull’origine della parola parma, ae (gr. πάρμη, πάρμα, dial. pärma / pèrma), convinto che le ipotesi etimologiche note non siano soddisfacenti sul piano linguistico e toponomastico. Pertanto, muovendo dalla loro riconsiderazione, ben lontano dal voler esprimere qui convinzioni assolute sul significato del toponimo, mi permetto di avanzare alcune ipotesi con l’auspicio che fungano da stimolo per un utile scambio d’opinioni fra studiosi ed appassionati della materia. Allo scopo di reperire qualche elemento in più ho intrapreso una ricerca metodologica ponendo particolare attenzione all’aspetto del territorio e alla vegetazione delle zone oggetto della mia indagine. Essa ha comportato l’uso di appositi manuali e dei più moderni strumenti della conoscenza, la verifica delle fonti classiche in cui il nome è attestato, la consultazione della relativa bibliografia, la visione della cartografia recente e storica nonché la localizzazione di vari nomi di luogo che portano la radice palm / parm-. Da un’accurata indagine toponomastica è emerso che quest’ultima sta alla base di un numero considerevole di toponimi e di parole somiglianti che si trovano presso alcune aree geografiche dell’Occidente europeo, dell’Asia Minore e della Russia rivelatisi fondamentali per questo studio. Auspico quindi che possano diventarlo anche per eventuali prossimi futuri studi che si prefiggano di restituire al toponimo ‘Parma’ un senso plausibile.

 

Le fonti antiche

Le testimonianze più antiche inerenti il nome Parma e l’etnico parmensis ce le consegnano le fonti classiche che parlano di una città costruita ad opera dei Romani nel 183 a.C., contestualmente a quella di Modena, in una zona della pianura Padana dominata un tempo dagli Etruschi e poi dai Galli Boi1. Del toponimo, la cui struttura è rimasta inalterata nel tempo, si riportano qui di seguito i passi tratti da alcune importanti opere latine dov’è citato: T. Livio Ab Urbe Condita [lib. XXX, 55, CIL V, 8659], …Eodem anno Mutina et Parma Colonia Romanorum civium sunt deductae: bina millia hominum, in agro qui proxime Bojorum, ante Tuscorum fuerat, octona jugera Parmae, quina Mutinae acceperunt; Plinio, Naturalis historia [lib. III, 115]2 Intus coloniae Bononia, Felsina vocitata tum cum princeps Etruriae esset, Brixillum, Mutina, Parma, Placentia; Strabone, Eprigrafe [I. 5.], Urbes cis Padum, et apud Padum illustres sunt Placentia, et Cremona, proximae, media ferme regione: inter has vero, et Ariminus, Parma et Mutina, ac Bononia; Tolomeo, In Gallia Togata urbes sunt hae; Placentia, Fidentia, Brixellum, Parma colonia3. Tuttavia, a parlare di una dominazione etrusca della pianura Padana fu ancor prima Catone4, …in Tuscorum iure paene omnis Italia fuerat, notizia che poi diffonderà Servio dopo averla appresa leggendo Virgilio [Servio, ad Aen. XI, 5607, fine sec. IV]. La più tarda è dell’Anonimo Ravennate [IV, 33, sec. VII]: Iulia Chrysopolis que et Parma.

 

Il toponimo Parma (dial. pärma)5

È noto che rispetto alle possibili origini di un insediamento preromano nella zona ora occupata dalla città di Parma storici, scrittori, geografi greci e latini avevano opinioni controverse. Del resto, l’assenza di testimonianze scritte più antiche vedono tuttora schierati su posizioni differenti gli esperti di quelle discipline ai quali, oggi, vanno aggiunti linguisti, archeologi e toponomasti, ovviamente anche per quanto concerne  l’etimo della parola6. Non è dato sapere il periodo storico in cui il nome si è fissato e nemmeno se sia stato usato per significare un sito di frequentazione preromana, un aspetto del territorio o la fondazione romana stessa, ma tutto lascia pensare che alla base della parola parma vi sia una radice latino-indoeuropea. Lo studio etimologico del toponimo ha permesso di individuare due radici di diversa natura che potrebbero aver concorso alla sua formazione e che sono le seguenti:

a) La prima di origine indoeuropea parm-, alla quale è stata affissa la vocale –a7 a formare ‘parma’ (parm-a < parma).

b) La seconda con il verbo lat. paro8, con l’aggiunta del suff. -ma, con esito ‛parma’ (paro-ma < parma).

Elena Triantafillis al riguardo espone questa valutazione: “Non è escluso che la radice possa essere stata costruita anche per creare etnonimi sul modello uno/unus, quali per esempio l’etrusco Parmni o Parmnial9, com’è avvenuto per gli etnici Enotri, Eneti, Bruttii e similari, applicata a gruppi di genti che si sono aggregati o legati tramite un patto col significato di ‛popolo’ che si è fuso in uno”10. Le radici latine parm-, perm- nel corso dei millenni avrebbero contribuito a formare antroponimi, gentilizi e vari toponimi alcuni estinti o cambiati di nome. Tuttavia di tali toponimi ancor oggi se ne possono riconoscere un numero considerevole presso i territori di aree linguistiche differenti e fra loro geograficamente molto distanti, dove si distinguono anche nel significato, condizione che andrebbe a sostegno dell’ipotesi di una loro origine indipendente. Infatti, le radici parm-, perm-, si riscontrano anche presso alcune lingue finniche quali l’Estone ed il Permico11, quest’ultima parlata dai Permiachi e dai Sirieni, minoranze linguistiche componenti il gruppo etnico dei Komi12, oggi detti Komi-Ziriani: gente che vive nel Land Perm, regione dell’omonima repubblica autonoma situata nel nord-est della Russia aldilà degli Urali13. Sulla lingua dei Komi esistono molti trattati che tendono a dimostrarne la relazione con l’indoeuropeo, ma se sul piano linguistico alcuni studiosi affermano di aver portato riscontri oggettivi14, su quello archeologico i risultati appaiono ancora alquanto modesti15. In quel territorio esiste una località posta a monte della confluenza tra i fiumi Reka Usa e Reka Kolwa, affluenti del Reka Pechora, che porta il nome Парма ‘Parma’16 come la città emiliana, parola che viene usata da quel popolo anche per significare la taiga17 e per indicare un rilievo boscoso del paesaggio. Tale tipologia ambientale sembrerebbe trovare conferma nel toponimo ‘Pärmistö’ situato presso la località Padasjoki in Finlandia. Giuseppe Grassi18, nel suo Dizionario, alla seconda accezione del nome Parma scrive: fu anche dato traslativamente il nome di ‘parma’ ad alcune opere di fortificazione e riprendendo Paolo Segneri19: tra l’altre fortificazioni, avevano i cittadini di Mastrìc20 innalzato avanti alla porta che conduce a Brusselles, un gran rivellino, chiamato da lor Parma, o vogliasi dire scudo della porta. In questo contesto è doveroso citare anche l’elmo bronzeo di Marburg, città della Germania situata nella regione dell’Assia, di probabile fattura greca21, conservato presso il Museo Archeologico di Vienna, sul quale è incisa una scritta che conterrebbe il vocabolo parmeisui o Parmesiii. Il primo a studiarne l’incisione fu il Mommsen22, ma sulla sua interpretazione i pareri non sono unanimi23.

 

I termini Palma / Parma

Il termine ‛palma’ o ‘palmo’ è usato per significare più cose fra le quali figurano la pianta delle arecaceae, la zampa dei palmipedi, il ‘palmo’ della mano, la ‘palma’ quale pampino della vite, la ‛palmite’ (termine rustico usato per indicarne il tralcio rampicante o, per metonimia, la vite stessa), ‘Palma’ (isola di… varie), infine il ‛parma’ o parma thraecidica, scudo rotondo della misura di due piedi usato dai guerrieri Traci (i Thraeces) e dai Veliti: … i più giovani e i più poveri fanti arruolati dall’esercito Romano24.

 

Le ipotesi etimologiche note

Delle proposte etimologiche più ricorrenti, degna di particolare attenzione è quella che vuole il toponimo quale traslato geomorfico riflettente il lat. parma, ‘scudo piccolo e tondo’, con allusione alla forma circolare della città. Tuttavia tale ipotesi non è mai stata accompagnata da una proposta etimologica convincente ed un’analisi toponomastica sostenibile. Si tratta, a mio avviso, di una supposizione che rivela tutta la sua debolezza in quanto presenta due evidenti criticità:

a) Da un lato considera come elemento certo l’origine latina del termine e ciò non è dimostrabile25;

b) Dall’altro ignora che l’impianto urbano della città romana, che era formato dal classico rettangolo (castra) caratterizzato dal decumano e dal cardo, non mostrava alcun “disegno” tondeggiante o a scudo.

Infatti, anche per la città di Parma, ne è riprova la forma rettangolare del classico accampamento romano che si estendeva per un’ampiezza di 25 ettari, come hanno rilevato gli studi archeologici aggiornati26. Un’altra ipotesi si regge sull’idea che la colonia Iulia Augusta Parmensis abbia preso il nome da la Parma27 (loc. dial.), il torrente che gli scorre appresso. Al riguardo è risaputo che nell’ambito della denominazione orale dei toponimi in genere sono i corsi d’acqua ad ereditare il nome da luoghi omonimi che si trovano lungo il loro corso e non viceversa; però oggi è alquanto raro individuarli in quanto ormai estinti o cambiati di nome a causa di una maggiore parcellizzazione del territorio che è andata sempre aumentando nel corso degli ultimi millenni. Relativamente al toponimo ‘Parma’ esistono infine altre ipotesi che non portano a riprova della loro fondatezza elementi basati sulle regole della linguistica o della disciplina toponomastica, ma si caratterizzano per essere il solo frutto di semplici sensazioni personali. Per questo ritengo che esse non abbisognino di avere qui altra risonanza.

 

Una nuova proposta

Rispetto a quanto ampiamente sopra argomentato, la mia proposta etimologica “aperta” è frutto di un’analisi che induce a considerare non del tutto convincente la spiegazione del toponimo prendendo dal lat. parma ‘scudo bronzeo tondo’ o ‘scudo piccolo e tondo’, da cui il traslato “città dalla forma di scudo”. Pertanto ho ritenuto più logico riflettere sulla funzione dell’arma piuttosto che sulla sua forma, dato che mi sono sentito influenzato dalla mancanza di notizie certe che lo indicano realmente di foggia tonda. I dizionari di latino più accreditati, alla voce parma, accolgono anche il significato di ‘palmo’, dal quale ho tratto lo spunto per elaborare una nuova ipotesi. L’antico gesto religioso dell’imposizione del palmo delle mani sul capo della persona aveva lo scopo di invocare la protezione di Dio. Tale Auspicio viene chiesto anche nella benedizione del viaggiatore, la Irisch Blessing, impartita al pellegrino dai monaci irlandesi: Possa Dio tenerti nel palmo della Sua mano. Similmente nell’immaginario collettivo la ‘palma’ rappresentava la pianta sotto la quale il viandante trovava riparo dalla luce del sole e dalla pioggia. Allo stesso modo per i popoli nordici la foresta rappresentava il luogo protetto. Se esiste realmente una ragione per la quale ad uno scudo dalla forma rotonda e concava al suo interno, fu dato il nome parma, ci sono buone probabilità che ciò sia avvenuto per effetto della comparazione con la tipica chioma della ‘palma’ che ha le stesse fattezze. Quindi, se da un lato ‘il palmo’ o ‘la palma’ potevano essere assunti a simboli di protezione, dall’altro lo scudo è arma che ‘protegge’ il corpo ‘opponendosi’ ai fendenti dell’avversario. Ciò premesso espongo qui di seguito le mie proposte etimologiche:

a) Parma è sostantivo formato dalla radice latino-indoeuropea parm-, da ‛palmo’28 (palmo < parmo), con successivo passaggio a ‘palma’ (palma < parma) per dissimilazione (l < r), pertinente alle lingue di alcuni popoli, da cui il concetto di ‘copertura’, ‘protezione’29 ‘difesa’ e per estensione ‘fortificazione’. Il senso è quello di ‘luogo coperto, protetto’ o ‘luogo sicuro’.

b) Parma è deverbale del lat. paro, qui nell’accezione di ‛arrestare’, ‛opporsi’, ‛presentarsi avanti’30, più l’aggiunta del suff. -ma con esito ‛parma’. Il significato sarebbe quello di ‘luogo che si offre di fronte’, ‛penetrare’.

Esiste un’altra possibilità ed è quella che il toponimo possa derivare da un gentilizio etrusco derivato da Palma31, prestito del latino volgare, che avrebbe contribuito a formare toponimi, idronimi e antroponimi, ma che al momento non sposo pienamente perché i dati a mia disposizione sono insufficienti.

 

Conclusioni

A mio avviso un rinvio alla nozione di ‘copertura / protezione’ significata da palma giustifica ampiamente la possibilità di una nascita indipendente di molti toponimi fondati sulla stessa radice: giustifica, insomma, una poligenesi. Di conseguenza questa ipotesi etimologica risulta “economica” anche nel caso di Parma e, allo stesso tempo, è sostenibile e logica perché spiega la vasta diffusione di toponimi a base parm-. Tutto lascia propendere per una fissazione del toponimo in epoca preromana. Non è dato sapere quando e se, e ad opera di chi, Liguri, Celti, Galli, Etruschi, ma dalle informazioni su esposte emerge con evidenza una sua maggiore diffusione in area Toscana ed in Emilia, zone della prima etruschizzazione.

 

La diffusione in Italia dei toponimi derivati di Parma e Palma

Lombardia: Parmezzana, (dial. Parmezzàna) Calzana, Monticelli Brusati (BS); Parmina (via), Montichiari (BS). Veneto: Parmesana, Monticelli Conto Otto (VI); Parmesàn, promontorio (anche Parmesòn), Speccheri di Vallarsa (TN), dov’è esistito l’omonimo villaggio, oggi scomparso. Emilia Romagna: Parma32, dial. pèrma; Parmetta (la), idronimo, Sesta Sup. Bosco di Corniglio (PR); Parmetta (la), idronimo, canale artificiale affluente del T. Enza, Mezzani Inferiore (PR); Parmossa (la), idronimo affluente del fiume Parma, Schia Pian della Ghiaia (PR); Parmossa (casa), Albazzano (PR); Parmigiana (la) podere, Mercore di Besenzone (PC); Palmirano, Voghiera (FE). Copermio, dial. Cò pèrmi, dal lat. Caput Parmae, Mezzani (PR). Liguria: Palmaria (isola della), ant. Parmaria (dial. parmàia33, a parmaea) vd. MGH: “anno dominicae incarnationis 242, … apud insula Parmarias Anastasia”, cl. 1, p. 524. Toscana: Parmigiano, Querce (LU); Parminiana/o, (ant. parmeniano / parmuniano), estinto Coldisacco (LU),’ “nec non in loco qui dicitur Parminiana, sive Coldisacco…”; Parmigno (ant. Parmignano), Vaiano (PO); Parmigiani (Valle), Cecina (LI); Parmolaia (podere), Ville di Corsano, Monteroni d’Arbia (SI); Parmolaina (podere), Ville di Corsano, Monteroni d’Arbia (SI); Parmoleto (podere), prob. lat. palmula + -eto, (gallico Paumolle, it. Parmarola, con possibile riferimento alla pianta dell’orzo34), Val d’Orcia (GR); Parmoletino (podere), Cinigiano, Castel del Piano, Montenero d’Orcia (GR); Parmoletone (podere), Castel del Piano, Montenero d’Orcia (GR); Camparma (?), (forse contrazione di Campo d’Arma) case sparse, Sovara di Anghiari (AR); Parmigno, già Parmignano, Faltugnano (PO); Parmignola, località scomparsa, posto di guardia sulla strada Romana, Fosdinovo (MS); Parmignola (la), idronimo, Massa-Carrara (MS); Parmola (Fosso di), idronimo, Fosdinovo (MS)35,36. Palma (Cà della), Castiglione di Garfagnana (LU); Palma (Foce, Rio), Castiglione della Pescaia (GR); Palmaiola (Isola di), Elbano di Rio Marina (LI); Palma (Piàn di ), Manciano (GR); Palma (S. Martino alla), Scandicci (FI); Palmaia, loc. Bagni di Lucca (LU); Palmata, frazione (LU). Marche: Palmiano (AP), dial. parmià, abit. parmianèse. Lazio: Palmarola, frazione di Roma; Palmarola (isola di), isole Pontine (LT). Campania: Parmarola, isola ponziana; Parmiano (Contrada), (anche Palmiano) Pagliarone, Acerra (NA); Palma Campana (NA), dial. pàrme, abit. parmese -ise. Puglia: Palmariggi (LE), dial. parmarrìci, abit. parmaricìnu, -ìni. Calabria: Palmi (RC), dial. pàrmi, abit. parmisànu, -isàni. Sicilia: Palma di Montechiaro (AG), dial. a pàrma, abit. parmìsi.

 

Fig. 1. La diffusione in Italia dei toponimi con base parm-, palm-

La diffusione del toponimo Parma e i suoi derivati presso alcune aree del vecchio continente

Russia: Parma (Парма), è situata presso Usinsk (Усинск), Repubblica dei Komi; Perm’ (Пермь), regione della Russia, v. anche il Land Perm’. Finlandia: Pärmistö (il rilievo?), Padasjoki. Turchia (Anatolia): Parmana o Parmanna (ant. estinto); Parmashapas1 (ant. estinto); Paramanzana2 / Parminassa, era il classico Prymnessos presso l’attuale villaggio di Sülün; Parminasa (ant., forse lo stesso Parminassa); Parmin(i)ta (ant. estinto); Parmina (ant. estinto); Parminjia (ant. estinto); Parmenius (idronimo), it. Parmenio3, scorreva fra il Monte Silpio e il Colle Stauris (Antiochia); Parmakören (villaggio), Kütahya Merkez, provincia di Kütahya; Parmaksiz Köyü, Mahallesi, distretto di Hayran; Grecia: Perama. Siria: Palmira (tempio di).

 

Indice degli antroponimi a base ‘parm-’.

Parmanna; Parména; Parmenia; Parmenide; Parmenio / Parmenius; Parmeno; Parmina / Pàrmina / Palmina; Parmino.

 

Indice degli idronimi a base ‘parm-’

Parmignola (La), Massa – La Spezia); Parmola (Fosso di), Fosdinovo di Massa- Carrara, attestato nel sec. XIII come ‘Palmola’; Parmossa (La), affluente del T. Parma; Parmetta (La), affluente di sinistra del T. Enza; Parmetta (La), Parma, antico canale artificiale affluente di sinistra del T. Enza (Cfr. Parmashapas40, Parmashapas, Rio di …, Anatolia, Turchia).

 

Indice delle isole che portano il nome Palma

Palma (isola), mare Adriatico, di fronte all’abitato di Porto Palma, Meleda (Croazia); Palmaiola (Isola di), Elbano di Rio Marina (LI); Palmaria (isola della), ant. Parmaria, dial. parmàia, a parmaea (SP), al riguardo si veda il lat. parmārĭa, ‘di Palma’; Palmarola (ant. Palmārĭa), isole Ponziane (LT);

 

Ringraziamenti

Lo studio è stato possibile grazie alla gentile consulenza della professoressa Elena Triantafillis del Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari dell’Università Cà Foscari di Venezia cui va la mia stima e il mio ringraziamento. Un grazie particolare anche agli amici Cristina Anghinetti, Lorenza Bronzoni, Manuela Catarsi, Lorenzo Coser, Paolo Calastri, Leonardo Farinelli, Patrizia Moradei, Giorgio Petracco ed Enrica Salvatori i quali mi hanno fornito aiuto e preziose informazioni.

 

Note

1 Marcato 1997, UTET.

2 Conte, Barchiesi, Ranucci (edd.) 1982-1988, Storia naturale, Torino (trad. libri 1-11: Barchiesi, Borghini, Centi, Corsaro, Giannarelli, Marcone, Ranucci; 12-27: Aragosti, Centi, Consolino, Cosci, Cotrozzi, Fantuzzi, Lechi, Perutelli; 28-32: Capitani, Garofalo; 33-37: Corso, Mugellesi, Rosati), E-R, ibc, Plinio il Vecchio, 78/79 d.C., Istituto per i beni artistici culturali e naturali.

3 Altre attestazioni in Cicerone [In Philippica, XIIII] e Marco Valerio Marziale [Epigrammi, III, ; VI, 35, 5].

4 Sassatelli – Macellari 2009, La questione delle origini di Parma e del suo nome, TUSCORUM AGER, in Storia Romana, Parmnie, p. 122 123.

5 La vocale ä della forma dialettale è fonema intermedio tra a ed e aperto (a tendente ad è).

6 Sassatelli – Macellari 2009, La questione delle origini di Parma e del suo nome, TUSCORUM AGER, in Storia di Parma II, Parma Romana, pp. 122-124.

7 Questa vocale, nell’uso antico assunto nel criterio della denominazione toponomastica, attribuisce ad un termine il valore di cosa ‘larga’, ‘ampia’, nel confronto con una cosa più piccola e non già quello di genere femminile.

8 Walde-Hoffman 1938, Latinisches Etimologysches Wörterbuch, Heidelberg, pp. 256, 257.

9 Cfr. Pittau 2012, Lessico italiano di origine etrusca, pp. 103,104.

10 Triantafillis Elena, Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari, Linguistica Storica,   Università degli Studi di Padova.

11 Gruppo linguistico del finnopermico che assieme alle lingue ugriche appartiene al ceppo delle ugrofiinniche.

12 Arc. ‘populo’, sostantivo usato nell’antichità per definire l’unione di più genti che decidevano di formare in un unico gruppo, da cui l’etnico stabilito.

13 Hausenberg 1998, The Uralic Languages, Komi, pp.. 305, 306.

14 Riese 1998, Permian, The Uralic Languages, Edited by daniel Abondolo, Routledge, London and New York, pp. 249-274.

15 Ashikhmina 1997, Migration of the Indo-Europeans to the Northern Sub- Urals, according to Archeological data.

16 La parola ‘Parma’ è il risultato della traslitterazione dal cirillico Парма  (Парма  >  Parma) ottenuto tramite il sistema di trascrizione internazionale  IPA.

17 Ashikhmina 1997, Indo-European migrations and a Komi legend about pera the giant, pp. 291-293, p. 292.

18 Grassi 1883, Dizionario Militare Italiano, vol. 3, p. 172.

19 Segneri (1624 – 1694), studioso e predicatore gesuita.

20 Si tratta dell’attuale Maastricht (Belgio), dove un tempo si parlava una variante dialettale del francone.

21 Kukahn 1936, Der griechische Helm, Marburgo.

22 Bertrand – Perrot 1888, Le casque de Marburg, Revue Archéologique, VIII, Forgotten Books, Paris, pp. 189-192.

23 Kukahn 1936, Der Griechische Helm, Marburgo.

24 Polibio, Storie, VI, 17-30 (1), da Roma, ordinamento del governo repubblicano e “l’esercito”, Edizioni Paravia.​_

25 Walde-Hoffman 1938, Latinisches Etimologysches Wörterbuch, Heidelberg, p. 256.

26 Catarsi 2009, Storia di Parma. Il contributo dell’Archeologia in Parma Romana , Mup Editore.

27 Dial. la pèrma, contrazione dell’espressione “l’acqua parma” dove il toponimo è preceduto dall’articolo ‘la’, che lo rende al femminile, in quanto condizionato dal f. acqua.

28 Walde-Hoffman 1938, Latinisches Etimologysches Wörterbuch, Heidelberg, p. 256.

29 Cfr. Bognolo, Panlessico Italiano, vol. 4, cl. 1, p. 1050, p. 256.

30 Walde-Hoffman 1938, Latinisches Etimologysches Wörterbuch, Heidelberg, p. 256.

31 Fra i vari possibili gentilizi etruschi è documentato anche un Parmeal che compare nella Epigrafia etrusca tarquiniana (Tarquinia), cfr. J. Kaimio 2017 (a cura di) ACTA INSTITUTI ROMANI FINLANDIAE, THE SOUTH ETRUSCAN CIPPUS INSCRIPTIONS (SECI), Roma, vol. 44, p. 30.

32 Cfr. Vilar 2011., Lenguas, genes y culturas en la prehistoria de Europa y Asia suroccidental.

33 Cfr. Lena 1982, Nuovo Dizionario del Dialetto SpezziBibliografiano, Parmàia, La Spezia, p. 172,

34 Lena 1982, Nuovo Dizionario del Dialetto Spezzino.

35 Cfr. Moradei 2017, Fosdinovo in Lunigiana Della toponomastica storica e minore, Parmola (fosso), Pacini Editore, p. 115.

36 Dal lat. Parmula, forma di dissimilazione di ‘Palmula’ (a Palma, palma di mano), cfr. Walde-Hoffman 1998, Latinisches Etimologysches Wörterbuch Heidelberg, p. 240.

​37 Vilar 2017, Lenguas, Genes y Culturas en la Prehistoria de Europa y Asia Suroccidental, p. 348.

38 Si noti la singolare somiglianza con la forma dial. f. pramzàna, ‘parmigiana’ e il toponimo lombardo ‘Parmezzana’.

39 Patitucci – Uggeri 2007, Antiochia sull’Oronte nel IV sec. d. C., Il Parmenio, p. 66.

40 Vilar 2007, Lenguas, Genes y Culturas en la Prehistoria de Europa y Asia Suroccidental, p. 348.

 

Bibliografia

Bertrand A. – Perrot G. 1888, VIII, in Le casque de Marburg, Revue Archéologique, VIII, Forgotten Books, Paris.

Bognolo M. 1839, Panlessico italiano, ossia Dizionario Universale della lingua …, Vol. 4.

Cammarosano M. 2015, Foreign Gods in Hatti. A New Edition of CTH 510, KASKAL, Università Cà Foscari di Venezia, Rivista di storia, ambienti e cultura del Vicino Oriente, Parmashapas LoGisma Editore, vol. 12, Firenze, p. 204.

Cappello T. – C. Tagliavini 2017, in Dizionario degli Etnici e dei Toponimi Italiani, Pàtron Edit. febbraio.

Del Monte G. 2013, in Antologia della letteratura Hittita, Università degli Studi di Pisa, Dipartimento di Scienze storiche del mondo antico, Aprile.

Devoto – Oli 2011, Vocabolario della Lingua Italiana, Le Monnier, La Tipografia Varese S.p.A.

Georges – Calonghi 1993, Rosemberg & Seller 1993, Dizionario Latino-Italiano, La Grafica, Torino.

Grassi G. 1933, Dizionario Militare Italiano, vol. III, Torino.

Kaimio J. 2017, The South Etruscan Cippus Inscriptions (SECI), vol. 44, Acta Instituti Romani Flnlandiae, Roma.

Lena F. 1992, in Nuovo Dizionario del Dialetto Spezzino, Accademia Lunigianese di Scienze Giovanni Capellini, La Spezia Editrice.

Marcato C. 1997, in Dizionario di Toponomastica, I Nomi Geografici Italiani, UTET, Torino.

Moradei P. 2017, in Fosdinovo in Lunigiana, della Toponomastica Storica Minore, Pacini Edit..

Mussi S. 2018, Origine del nome ‘Parma’: una questione ancora aperta, in Archivio Storico per le Province Parmensi, Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, Quarta serie, vol. LXIX, Anno 2017, pp. 201- 209.

Nicosia C., Anno Accademico 2010-2011, Suoli sepolti olocenici al margine appenninico centro-padano: aspetti geoarcheologici e paleoambientali, UNIMi, a cura di M. Cremaschi, Scuola di Dottorato, Terra, Ambiente e Biodiversità.

Olivier D. 2001, in Dizionario di Toponomastica Lombarda, Lampi di Stampa, Milano.

Pertz H. 1822, Monumenta Germaniae Historica, Hannoverae.

Pieri S. 2008, in Toponomastica della Valle dell’Arno, Fazzi Edit., Lucca.

Pieri S. 2008, in Toponomastica delle Valli del Serchio e della Lima, Fazzi Editore, Lucca.

Pieri 2008, in Toponomastica della Toscana Meridionale e dell’Arcipelago Toscano, Lucca.

Pittau M. 2012, in Lessico italiano di origine etrusca, Quaderni Italiani di RIOn 4, Società Editrice Romana, Roma.

Pisanello V., Anno Accademico 2015-2016, I suffissi verbali ittiti -anna/i- e -(e/i)šš(a)-: studio sincronico e diacronico con particolare riferimento alla categoria funzionale dell’aspetto verbale, Parmanna, Tesi di Laurea, Sapienza Università di Roma, Facoltà di Lettere e Filosofia.Anno Accademico

Rohlfs G., Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, Fonetica.

Sassatelli G. – Macellari R. 2009, Comunità Etrusche fra Enza e Ongina, Storia di Parma II, Parma Romana, MUP Editore, Parma.

Settis M. Pasquinucci M. 1983 ( a cura di), Misurare la terra: centuriazione e coloni nel mondo romano: Il caso modenese, Editore Franco Cosimo Panini.

Tagliavini C. 1999, in Le Origini delle Lingue Neolatine, Pàtron Edit., Bologna.

Tagliavini C. 2017, DETI.​

Touring Club Italiano 1980/1985, Annuario Generale dei comuni e delle frazioni d’Italia.

Vitali D. 2009, in Celti e Liguri nel territorio di Parma.

Vilar F. 2000, in Indoeuropeos Y no Indoeuropeos, En La Hispania Prerromana, Ediciones Universidad de Salamanca.

Vilar F. 2011, in Lenguas, genes y culturas en la prehistoria de Europa y Asia suroccidental, Ediciones Universidad Salamanca.

Walde-Hoffmann, Latinisches Etymologisches Wörterbuch, Indogermanische Bibliotek, Heilderberg 1938. Meyer-LÜbke, Romanisches Etymologisches Wörterbuch, Universitatsverlag Winter Heidelberg, 2009.

WikiToponomastica

https://wikitoponomastica.sergiomussi.it/Pagina_principale

 

 

Abstract

The occasion of the 2200th anniversary of the foundation of the city has led me to deepen the investigation on the origins of t MoradeiMoradeiMoradei he toponym that some claim to derive from the latin parma, ae (gr. πάρμη, πάρμα, πάρμᾱ, dial. pärma / pèrma), “small and round shield”, convinced that such etymological hypotheses do not satisfy linguistics and toponymy rules. With this my contribution I would like to advance additional sustainable and “open-minded” hypotheses in the hope that in a future they can serve as a trigger for a constructive exchange of opinions among scholars and enthusiasts of the subject.

Il Termine del Gatto

l.d.: andùma al tèrem dal gāt.

Il “Termine del Gatto” è un termine confinario in buon stato di conservazione che si trova sul monte un tempo detto ‘il Pizzone’ posto ad un’altitudine di circa 1300 metri presso la Grotta Mora, località situata a poca distanza dal crinale del M. Molinatico, naturale spartiacque tra il bercetese ed il pontremolese.

Continua a leggere

Pellegrini in Bassa Lunigiana: il Caso di Trepuncio e Xago

Lo studio fatto in collaborazione con la Professoressa Enrica Salvatori, docente di Storia Medievale all’UniPi, è stato di recente pubblicato da Almatourism. https://almatourism.unibo.it/article/view/7304/7419

L’articolo completo è disponibile per la consultazione on-line a questa pagina, mentre la versione in italiano è stata pubblicata su academia.edu e si può scaricare da questo link. Riporto qua sotto l’introduzione.

Continua a leggere