Le botteghe di Berceto nel XVI secolo

Le notizie sono tratte dal Fondo Catasti farnesiani (1512 – 1607), conservato presso l’Archivio di Stato Parma. L’opuscolo ha visto la stampa nel dicembre 2009 con il contributo di Berceto Festival; Regione Emilia Romagna;  Provincia di Parma; Comune di Berceto; Camera di Commercio di Parma (Nuova edizione online, 1 marzo 2021)

© Sergio Mussi, 2009 – Stampato in Italia. Grafica e impaginazione: Luca Mussi

Agli amici di Berceto

Tipo topografico del Comune di Berceto, a. 1845. Mappa del centro murato del capoluogo. 

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Indice

Fondo Catasti Farnesiani 1512–1607 – Berceto…………………………………………………………………………………………………………..11

Notizie dal diario di don Giorgio Franchi…………………………………………………………………………………………………………..19

Inventario delle botteghe………………………………………………………………………………………………………….27

Legenda delle abbreviazioni………………………..………………………………………………………………………….32

Misure agrarie parmensi di superficie………………………………………………………………………………………………………..32

Monete del Ducato di Parma fino al 1586……..………………………………………………………………………………………………………..33

Valore delle monete nell‟anno 1585……………..………………………………………………………………………………………………..33

Indice dei nomi di persona………………………….……………………………………………………………………………….35

Indice delle attività……………………………………..……………………………………………………………………..37

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Nota introduttiva

Con questo modesto lavoro che si fonda sullo studio e la trascrizione di documenti presenti nel Fondo Catasti farnesiani conservato presso l’Archivio di Stato di Parma, s’intende portare un contributo alla storia di Berceto riportandone fatti, vicende e attività svoltisi nei secoli XVI-XVII. La scoperta fornisce alcune preziose informazioni riguardo alle antiche “boteghe” che nel 1585 si affacciavano sulla via principale del paese, prima via Romea poi via Francigena. A qual tempo castellano di Berceto era un certo Fabbio Biagio, mentre il signor Bartolomeo Gio’ Bello (Bartolomeo Zanbello) ne era il podestà. Quest’ultimo, su ordine dell’allora Conte Troilo II De’ Rossi di S. Secondo Parmense, censì tutti i locali del paese dove si esercitavano attività commerciali e artigianali stilando l’elenco dal quale sono state tratte le notizie. Nella lista si contano 48 botteghe di cui 35 date in gestione o direttamente condotte dal proprietario e 13 non occupate. Da un’analisi dei documentisi si evince uno spaccato del paese appenninico dall’economia dovuta soprattutto al commercio, non di meno sembrano però averne contribuito l’agricoltura ed il pascolo. Le altre novità, riguardanti personaggi ed eventi particolari accaduti a Berceto e nei dintorni, sono state prese da: “NOVE, Giorgio Franchi da Berceto, diario di un paese dell’Appennino (1544-1557)” a cura di G. Petrolini 1980, La Pilotta editrice; Fondo Catasti farnesiani Archivio di Stato Parma.

.Sergio Mussi

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Fondo Catasti Farnesiani (1512 – 1607), Archivio di Stato di Parma, Berceto

Lettera spedita dal podestà di Berceto Bartolomeo de Zanbello il 9 novembre 1585 al conte Troilo II de Rossi figlio di Pietro Maria III

Illustre Signor et Padrone mio Osservatissimo

Dalla Sua delli i4 di ottobrio datami il 22 dell’istesso ho veduto quanto la mi co’manda, in ezequtione di ché hoggi sono andato a Botega per botega et di quelli vi ho fatto nota, crederò, con quelle qualità ricercate da V. S. Illustre, si come dall’inclusa potrà vedere, et se io fossi stato un puoco tardo a dargli risposta la prego si degni havermi per iscusato, perché son stato alquanto impedito da giusto impedimento, ne essendo questa mia per altro facio fine et gli bascio la mano pregandoli da dio ogni contento.

Dì Berceto il 6 9mbre 1585

D. V. S. Illustre

servitore affettuosissimo

Il podestà di Berceto

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Al nome di Dio adì 6 9mbre i585 in Berceto – Lista di tutte le Botteghe‘ sono in Bercetto  si affittano, et sì affittarìano a li infra scritti pretii ogni anno

Ms Genesio Pizzi: (ha) una botega sotto casa sua che sta serrata nella quale tiene foglie di castagna si affitaria mezo scudo. Paga di fitto ogni anno lire 3 denari 1 e soldi 1.

Ms Antonio Maria Bellacappa: (ha) una botega sotto la sua casa della quale si serve per cantina la affitaria un scudo. Paga di fitto ogni anno lire 7 soldi 2.

Ms.ro Antonio Maria Scariotto: (ha) una botega sotto casa sua nella quale tiene carbone per la ferarezza si affitaria un scudo. Paga di fitto ogni anno lire 7 soldi 2.

Ms Antonio Arzoni: (ha) una botega sotto la casa Ms.ro Lodovico Scarpa nella quale fa la calegaria Ms.ro Lodovico sudetto senza pensione si affittaria un scudo. Paga di fitto ogni anno lire 7 soldi 2.

Ms.ro Antonio Maria Scariotto: (ha) una botega sotto la casa di Peregrino Billoli nella quale gli ha la sua ferarezza si affittaria un scudo. Paga ogni anno di fitto lire 7 soldi 2.

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Ms Angelo Agostino Gabbi: (ha) due boteghe sotto casa sua una serrata per no’ vi esser chi la conduchi, l’altra (la) conduce Ms Antonio Maria Bellacappa et fa la calegaria paga di fitto dui scudi, et l’altra altro tanti. Paga di fitto ogni anno lire 28, soldi 8.

Ms.ro Aldiger Bonvisi: (ha) una botighetta sotto la casa Ms.ro Chistono soddetto suo padre nella qual fa la merzaria si affitaria un scudo. Paga di fitto ogni anno lire 7 soldi 2.

Ms Antonio Maria Billoli: (ha) una botega sotto casa sta serrata per no’ esser chi la conduchi si affitaria un scudo. Paga ogni anno di fitto lire 7 soldi 2.

Eredi di Antonio Maria Scariotti: (hanno) due boteghe sotto casa loro una (la) tiene ad affitto M.ro Battaino Barcella per (la) manescalcaria paga di affitto un scudo l’altra (la) tiene co’ patto di retrovendita M.ro Bartholomeo d’Angellino pagaria di fitto un scudo. Pagano di fitto ogni anno lire 14 soldi 4.

Ms Angelo Gorisi: (ha) una botega sotto casa sua nella quale fa ferarezza si affittaria un scudo. Paga di fitto ogni anno lire 7 soldi 2.

Ms Antonio Pizzi: (ha) una botega sotto casa sua sta serrata per no’ vi esser chi la conduchi si affitaria un scudo. Paga ogni anno di fitto lire 7 soldi 2.

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Bernardino Scariotto: (ha) una botega sotto casa sua nella quale sua moglie tiene un telaio et tesse veli per bambole si affitaria mezo scudo. Paga di fitto ogni anno lire 3 denari 1 soldi1.

Eredi di Ms Battaino Pizzi: (hanno) una botega sotto la casa loro la tengono serrata per no’ vi esser chi la conduchi si affitaria un scudo. Pagano di fitto ogni anno lire 7 soldi 2.

Ms.ro Battaino Marchetti: (ha) una botega sotto la casa di Moramio Romani la conduce ad affitto Ms Antonio Genese Pizzi per calzolaria paga di fitto un scudo. Paga di fitto ogni anno lire 7 e soldi 2.

Ms Bernardino Billoli: (ha) una botega sotto casa sua nella quale fa la calzolaria si affitaria un scudo. Paga di fitto ogni anno lire 7 soldi 2.

Ms Bataia Billoli: (ha) una botega sotto la sua casa sta serrata per no’ vi esser chi la conduchi si affitaria lire dieci. Paga di fitto ogni anno lire 10.

M.ro Bartholomeo Bechetti: (ha) una botega sotto casa sua nella quale fa la barbaria si affitaria un scudo. Paga di fitto ogni anno lire 7 soldi 2.

Ms.ro Brecedano Zamberlano: (ha) una botega sotto casa sua nella quale fa la sartoria si affitaria un scudo. Paga di fitto ogni anno lire 7 soldi 2.

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Bartolomeo Longhi: (ha) un botighino sta serrato per no’ esser chi lo conduchi si affittaria mezo scudo. Paga di fitto ogni anno lire 3 denari 1 soldi 1.

Bartolomeo Marforio: (ha) una botega sotto casa sua che no’ è finita si affitaria mezo scudo. Paga di fitto ogni anno lire 3 denari 1 soldi 1.

Ms.ro Chistono Bonvisi: (ha) una botighetta sotto casa sua nella quale fa la ferrarizza pagaria di fitto un scudo. Paga di fitto ogni anno lire 7 soldi 2.

Ms Cesar Pizzi: (ha) due boteghe sotto casa sua una la conduce Ms Antonio Romano nella quale fa la spiciaria paga di d’affitto lire dodeci et meza, l’altra (la) tiene Ms Moranio Romano suo padre fa la calzolaria co’ fito di lire dodeci et meza. Paga di fitto ogni anno lire 25.

Ms Francesco Scariotti: (ha) una botega sotto casa sua nella quale nel tempo dil verno tiene panni et sarza da vendere si affitaria un scudo. Paga di fitto ogni anno lire 7 soldi 2.

Ms Don Giacomo Bertinelli: (ha) una botega sotto casa sua la tien serrata per no’ vi esser chi la conduca si affitaria un scudo. Paga di fitto ogni anno lire 7 soldi 2.

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Eredi di Ms Zanbello Pinardi: (hanno) una botega sotto la casa di Ms Bernardino Billoli sta serrata per no’ esser chi la conduchi si affitaria un scudo et meggio. Pagano di fitto ogni anno lire 10 denari 1 soldi 3.

Ms Gorisi di Gorisi: (ha) due boteghe sotto casa sua una (la) tiene ad affitto M.ro Filippo Luchetti gli fa una calzolaria paga di fitto dui scudi nell’altra discarica le baghe da olio si affitaria un scudo. Paga di fitto ogni anno lire 21 soldi 6.

Ms Giovanni Marchetti: (ha) una botega sotto casa sua della quale si serve dentro l’hostaria et per il dazio di S. E. si affitaria dui scudi. Paga di fitto ogni anno lire 14 soldi 4.

Ms Genese Beccheti: (ha) una botega sotto casa sua che sta serrata per no’ vi esser chi la conduchi si affitaria dui scudi. Paga di fitto ogni anno lire 14 soldi 4.

Eredi di Gio Francesco Bertinelli: (hanno) una botega sotto la loro casa la tiene M.ro Chistoforo Bonvisi co’ patto di retrovendita nella quale fa la ferarezza pagaria di affitto un scudo. Pagano di fitto ogni anno lire 7 soldi 2.

Ms Giovanni Consilij: (ha) un botighino sotto casa sua sta serrato per no’ vi esser chi lo conduchi si affitaria mezo scudo. Paga di fitto ogni anno lire 3 denari 1 soldi 1.

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Eredi di Iapino: (hanno) una botega sotto casa loro se ne servono per stalla si affittaria mezo scudo. Pagano di fitto ogni anno lire 3 denari 1 soldi 1.

Maria da Graiana: (ha) una botega sotto casa sua la conducono li becari per la becaria per un scudo di fitto. Paga di fitto ogni anno lire 7 soldi 2.

Ms Pietro Antonio Pinardi: (ha) una botega sotto casa sua serata della quale si serve per cantina la affitaria un scudo. Paga di fitto ogni anno lire 7 soldi 2.

Eredi di Ms Pirino Malpilio: (hanno) una botega sotto casa loro che sta serrata per no’ vi esser chi la conduchi pagaria di fito un scudo. Paga di fitto ogni anno lire 7 soldi 2.

Il Magnifico et [….] Signor Peregrino Becchetti: medico (ha) due boteghe di una si serve per cantina et l’altra la conduce M.ro Battaino Marchetti per la barbaria paga di affitto un scudo et l’altra simile. Peregrino Becchetti paga di fitto ogni anno lire 14 soldi 4. Battaino Marchetti paga di fitto ogni anno lire 7 soldi 2.

Ms Pietro Boroni: (ha) due boteghe sotto casa sua una serrata per no’ esser chi la conduchi si affitaria nell’altra gli fa la merzaria si affitaria lire dodeci et l’altra eguale. Paga di fitto ogni anno lire 24.

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Ms Pietro Brocardo Gorisi: (ha) una botega sotto casa sua sta serrata per no’ vi esser chi la conduchi si affitaria un scudo. Paga di fitto ogni anno lire 7 soldi 2.

Ms Pietro Pinardi: (ha) una botega sotto casa sua sta serrata per no’ vi esser chi la conduchi si affitaria un scudo et meggio. Paga di fitto ogni anno lire 10 denari 1 soldi 3.

Silvestro Gorisi: (ha) una botega sotto la casa del Reverendo Don Bartholomeo Toschi nella qual tiene grassina et massaria per vendere la qual si affitaria uno scudo et meggio. Paga di fitto ogni anno lire 10 denari 1 soldi 3.

Ms Stefano Baroni: (ha) un botighino sotto casa nel qual tiene olio et sarza si affitaria mezo scudo. Paga di fitto ogni anno lire 3 denari 1 soldi 1.

Simon Marchetti: (ha) una botega et un botighino sotto casa sua sono serrati per no’ vi esser chi li conduchi una si affitaria un scudo l’altra meggio. Paga di fitto ogni anno lire 10 denari 1 soldi 3.

M.ro Tiberio Toscho: (ha) una botega sotto casa sua la possede Moramino Pinardi co’ patto di retrovendita gli fa dentro la calzolaria Gio Antonio Pinardo suo figlio pagaria dui scudi d’affitto. Paga di fitto ogni anno lire 14 soldi 4.

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Di alcune notizie tratte da “Nove”, diario di don Giorgio Franchi e dal catasto terreni degli anni 1512- 1607

(che riguardano anche i personaggi sopra citati)

Ms Genesio Pizzi

Faceva parte di un comitato di quattro sindaci eletti dopo un’assemblea tenuta la sera del 28 marzo 1547 nella sagrestia del Duomo di Berceto. I sindaci sovrintendevano un Consiglio di otto membri. Fratelli di Genesio erano Antonio, Cesare e Ignazio Pizzi.

Ms Stefano Baroni

Oltre al botighino, in cui vendeva olio et sarza, il Baroni aveva in affitto un campo di 4 biolche situato in costa di monti detta alla Ragalbana (?) che confina con la strada da due bande e la proprietà di Moramino Pinardi. Per mantenere questo campo ogni anno pagava un canone di dodici lire e dieci soldi d’imperiali come ci testimonia la seguente scritta tratta dai Catasti Farnesiani: “Confesso io D. Giannio Bertinelli rettore del Canonicato di Santo Antonio fondato in la prevostura di Bercetto haver receputo da Messer Stefano Barono lire dodici, soldi 10 per causa de uno livello che lui tieni a pagare in perpetuo al sodetto can(on)icato sopra una pezza di terra et in fede del vero li ho fatto la presente – Il Medesimo D. Giannio Bertinelli”. Messer Stefano era certamente parente anche di Angelo Barono che nel 1597 aveva in affitto un orto in loco detto alla fontana del pozzo. Anche lui ogni anno pagava un canone di doi quartarole di formento alla chiesa di San Giovanni di Berceto, forse un beneficio o una chiesa della prevostura.

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Ms Bataia Billoli

Bataia era colui che il 22 gennaio 1548 si era recato a Terenzo dall’oste Bozzini allo scopo di riprendere e riportare a Berceto un’armatura di maglia, due cuscini da sella per cavalcare e due paia di staffe rubate al marchese Giulio Cibo Malaspina, figlio di Lorenzo e di Ricciarda Malaspina signore di Massa e Carrara e partigiano dei Fieschi. L’armatura e le bardature erano state rubate, forse, da un certo Pietro Giovanni Valcornara che le aveva vendute al Bozzini e poi, per questo motivo, era stato imprigionato nel Castello di Pontremoli. Valcornara era membro come il Bataia Billoli della scorta formata da 10 uomini di Berceto che il giorno 22 dello stesso mese accompagnarono il marchese Malaspina in viaggio a Pontremoli. A Messer Battaia Belloli, ancora nel 1598, risultava in affitto un campo in località detta alle Fontanelle.

Ms Cesare Pizzi

Sicuramente era il fratello di Antonio, Genesio e Ignazio Pizzi già citati da don Franchi nel suo Diario: “Nota che nella casa di messer Broccardo Belloli c’erano tutti i suoi nemici, cioè Ignazio Pizzi, Antonio, Genesio e Cesare suoi fratelli…”. Non è escluso che si tratti dello stesso Ms Cesare Pizzi notario parmeggiano che tra il 1597 e il 1598 aveva rogato gli atti per i passaggi di proprietà di molti terreni di Berceto.

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Ms Antonio Arzoni

Nei primi giorni di febbraio del 1546 venne accusato di aver sollevato tumulti in piazza contro il nuovo podestà di Berceto Gian Battista Mirani insieme a Ser Matteo da Lozzola, Moderamo Pinardi e Bernardino Belloli. La rivolta scoppiò all’indomani dell’arrivo della notizia che il Mirani aveva preso in affitto il ‘comarco’: “Con l’autorità di far pagare un dazio sull’entrata e sull’uscita della merce e una gabella sul transito del bestiame e di ogni altra cosa”.

Simon Marchetti

Era l’oste che a metà del XVI secolo gestiva l’unica hostaria presente nel borgo di Berceto. Dai Catasti Farnesiani risulta che nell’anno 1585 l’osteria era condotta da Ms Giovanni Marchetti che probabilmente ne era il figlio. Inoltre a Simone Marchetti nel 1607 era ancora intestato: “Un campo lavorio bono in piano de monti in luoco detto al Pianello”.

Ms Angelo Agostino Gabbi

Nacque a Berceto, fu signore di Casacca e proprietario di molte terre che si trovano nel territorio dello stesso comune. Il 4 novembre 1597 risultava abitante nella giurisdizione di Piacenza. Nello stesso giorno fece richiesta alla Camera Ducale di Parma per poter acquisire la cittadinanza e scrisse: “Esendo casa sua propria in Parma nel Vicinato di Santo Antonino (e) da dui anni in qua aspetta che di continuo gli abita un suo figliolo, acquistata da lui per pretio di lire sette miglia et trecento cinquanta d’imperiali, per poter godere beni civili di questa città conforme all’habitanti. Havendo gli suoi beni descriti al rurale poste in Bercetto et nelle Ville di Casaticho et Castelongio (nella) Giurisditione di Bercetto, suplica le Signorie Vostre Molto Illustrissime a fargli gratia che detti suoi beni siano levato dal partito Rurale et messo allo Stato Civile et alla partita di detto suplicante nella Vicinata predetta di Santo Antonino, offerendosi di sostenere ogni et qualunque agravio Civile come fanno l’altri Cittadini et habbitatore nella Città, ma sol vorrebbe pagare gli soldi tre per ciascuna Biolcha di terra, come fanno l’altri habitanti, che di tutto ne restarò perpetuamente obbligato all’signore Vostre Molto Illustrissime, alli quale gli prega ogni lora prospero successe”. Lo stesso giorno gli venne risposto: “Mostrando la compra della casa, obbligandosi di habitare et osservare li ordini et pagando le 3 soldi per biolcha si gli fa la gratia. Adìso detto – Havendo di novo suplicati il sudetto onde che li Illustri gli vogliono fare gratia di farlo pagare manco delle 3 soldi et perciò hanno ordinato et ordinano che pagha in tutto et per tutto lire cinquecento” L’otto settembre 1598 Agostino Gabbi acquistò terreni pari a 151 biolche e 236 staia da Messer Pietro Pinardi. Altre terre per un totale di 73 biolche, 98 staia e 55 tavole le comprò da altri proprietari della zona. Nel 1598 fu cittadino di Parma abitante nella Vicinata di S. Antonino, lì attuale Via Aurelio Saffi. Nel 1608 risiedeva ancora a Parma, ma nella Vicinata di San Quintino, oggi Via XXII Luglio.

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Ms Pietro Pinardi

Aveva una bottega posta al piano terreno della sua casa e fu il proprietario di una moltitudine di terreni che vendette l’8 settembre 1598 al conte Agostino Gabbi.

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Ms Bernardino Billoli

Nei primi giorni del luglio 1546 fu accusato insieme a Ser Matteo da Lozzola, Moderamo Pinardi, Antonio Arcioni e Gian Francesco Belloli di essere tra gli organizzatori dei tumulti che scoppiarono in piazza contro l’operato del nuovo podestà Messer Gian Battista Mirani in materia di tasse e gabelle.

Eredi di Ms Zanbello Pinardi

Probabilmente nel 1585, anno in cui il podestà di Berceto fece il censimento delle botteghe del paese, Messer Gian Bello Pinardi non era più in vita tant’è che la bottega risultava intestata ai suoi eredi. Il 3 agosto 1546 fu nominato tesoriere dal conte Pier Maria Rossi che in quel momento si trovava a Venezia. La notizia gli fu portata da don Bartolomeo Becchetti di ritorno in quei giorni dalla capitale della Serenissima. Infatti il Becchetti si recò a Venezia dal conte di S. Secondo con l’intenzione di farsi concedere in affitto la prevostura di Berceto.

Ms Antonio Maria Billoli

Il 29 maggio 1547 venne nominato caporale della compagnia del distretto di Berceto insieme a Giovanni Moretti e ad Antonio Pezzoli. Ms Giovanni Marchetti Con ogni probabilità era figlio di Simon Marchetti l’oste che nel 1555 gestiva ancora l’unica “hostaria” che si trovava entro le mura del paese.

Giovanni Marchetti

Con ogni probabilità era figlio di Simon Marchetti , l’oste che nel 1555 gestiva ancora l’unica “hostaria” che si trovava entro le mura del paese.

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M.ro Bartholomeo Bechetti

Potrebbe trattarsi dello stesso don Bartolomeo che il 3 di agosto del 1546 fece ritorno da Venezia dopo aver ottenuto in affitto la prevostura di Berceto dal conte Pier Maria Rossi che in quel tempo si trovava nella città lagunare.

Ms.ro Brecedano Zamberlano

Potrebbe trattarsi dello stesso sarto che confezionò le elegantissime divise per la compagnia costituita da 100 uomini del distretto di Berceto facente parte il battaglione della Camera Ducale di Parma. Il 29 maggio 1547 il colonnello Ortensio da Camerino schierò e passò in rassegna tutti i soldati. Lo stesso giorno don Franchi nel suo diario annotò: “(erano) Tutti in ordine, uno meglio dell’altro e indossavano più di 60 paia di maniche di seta e tutti calze guarnite di taffetà, tutti tanto eleganti che una compagnia così bella non s’era mai vista”. Non dato sapere se all’epoca lo Zamberlano fosse titolare di una sartoria a Berceto, ma la descrizione fatta da don Giorgio Franchi autorizza a supporre che una sartoria nel paese forse c’era ancor prima di quella censita nel 1585. Mastro Brecedano Zamberlano, oltre a gestire la sartoria, aveva in affitto anche: “Una pezza di terra prativa posta in monti (che) confina con la proprietà di Brecedano del Boscho e di Bernardo Franceschini”. Per questo prato pagava al rettore del Beneficio di S. Rocco un canone di 2 lire e 15 soldi di imperiali all’anno: “1598, adì 29 settembre – Cofesso io Don Bechetto di Becheto, Rettore di Santo Rocco fondato nella prevostura di Berceto, haver receputo da Brecedano Zamberlano lire doi, soldi i5 per causa di una petia di terra prativa quale posta nelle pertinentie di Berceto et in fede ho fato la firma – Il Medesimo D. Becheto di Becheti”. Brecedano era sicuramente un antenato di quel Messer Antonio Maria Zamberlano che nel 1598 aveva in affitto un bosco di castagne nella località detta in Scalla confinante con le proprietà di Chistofolo Marchetti, Agostino Gabbi e Lorenzo di Tognolo da Valbona e un altro di castagne selvadeghe al Vederllalo (Vedrale) confinante con il Rio Casalino e la Maria del Gatto. Un altro suo antenato doveva essere un certo Pietro Antonio Maria Zamberlano. La moglie del nostro sarto era una certa Moramina. Il 9 giugno 1549 fu convocata a San Secondo per ordine di mons. Ettore Rossi per aver confessato ad un certo frate Giulio di Pontremoli, allora presidente della Madonna delle Grazie di Berceto, che suo marito Brecedano aveva rubato 19 scudi ad un certo Jacopo de Mino di Pontremoli il quale ne aveva denunciato la scomparsa. Il 21 giugno fu convocata alla rocca di San Secondo anche sua madre Pietra detta la Marchinotta. Le due donne ritornarono da San Secondo il 27 giugno con una lettera di mons. Ettore Rossi tramite la quale s’invitava il podestà di Berceto: “…a costringere Jacopo de Mino a dare tre scudi a Moramina e sua madre per le spese di viaggio”. Lo stesso giorno però arrivò un altro ordine di comparizione per il Brecedano, pena 25 scudi se non si fosse presentato di nuovo a S. Secondo entro otto giorni. Per quel fatto lo Zamberlano, di cui forse fu ingiustamente accusato, passò molti giorni in prigione e fu anche sottoposto alla dolorosa tortura di tre “tratti di corda”, ma nonostante ciò non confessò mai.

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Ms Don Giacomo Bertinelli

Era il rettore del canonicato di S. Antonio fondato nella prevostura di Berceto. Nel 1598 aveva in dote: “Un boscho da castagne domestiche spesse in monti detto Falipeso (attuale Falpisa), confina con Tognino Gio’ Spalla, la strada e Moreno dal Fugho” e un altro detto: “Terra da castagne in loco detto alle Taverne (?), gli confina Antonio Luchi, Jacomo Pozzati da Marra e la strada”.

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Inventario e specifica delle attività svolte nelle “boteghe”

Ferarezza

Officina con fucina per la lavorazione del ferro condotta dal fabbro [lat. faber]. Vi si fabbricavano armi, attrezzi per l’agricoltura, chiodi per la carpenteria, chiodi per ferrare i cavalli e tanti altri utensili.

Panni et sarza

Bottega per la vendita di ‘panni e sargia’: il panno è un tessuto di lana follato e infeltrito sulla superficie, mentre la ‘sargia’ [lat. volg. sarĭca, alterazione del lat. classico serĭca, ‘di seta’] è una stoffa di lino o di seta mista a lana leggera e di colori vivaci usata nel Medioevo e nel Rinascimento per realizzare coperte, copriletti, mantelli e tendaggi.

Calegaria

Laboratorio di calzoleria gestito dal caligaro o calegaro [it. caligaio; lat. tardo caligarium, formato dal lat. caliga calzatura militare, it. scarpa e ligare, it. legare, ‘uomo che lega le scarpe’]. In questa bottega si fabbricavano le calzature e si provvedeva anche alla loro riparazione.

Calzolaria

La calzolarìa è la Bottega del calzolaio detto il ‘caligaro’ [lat. tardo caligarius, da caliga ‘calzatura militare’] che si limitava alla riparazione delle calzature.

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Sartoria

Si tratta del luogo dove lavorava il sarto [lat. sartor, oris, ‘rammendatore’], colui che conosceva l’arte del tagliare e del cucire stoffe e pellicce. Egli disponeva di un ampio tavolo (incisorium) sul quale stendeva la stoffa da tagliare e teneva le sagome di pergamena o di legno che gli servivano da modelli, dopo aver preso le misure delle persone alle quali erano destinati gli abiti. Quando non aveva nuovi vestiti da confezionare riparava i vecchi. Disponeva di forbici, di aghi, di filo e di quant’altro gli era necessario.

Barbaria

Si tratta della barberia cioè la bottega del barbiere [fr. ant. barbier, lat. mediev. barberius] al quale, a partire dal Medioevo fino agli inizi del sec. XIX, spesso gli venivano attribuiti incarichi di chirurgia. Infatti egli si occupava anche della cura dell’uomo con compiti che andavano dai salassi, ai tumori cutanei, alle specifiche mansioni del barbiere.

Merzaria

Si tratta della merceria [dal lat. merce(m) più il suff. –eria], negozio nel quale si vendevano tessuti, drappi, filo per cucito, bottoni e altre cose.

Spiciaria

La spiciarìa è la bottega gestita dallo speziale [der. di spezie, a sua volta dal lat. specie(m), spezie, droga, ‘colui che vende le spezie’]. Lo Speziale, che oggi definiremmo farmacista, lavorava come venditore di spezie e medicamenti nella bottega dove conservava anche i generi alimentari. Egli fu, durante tutto il Medioevo e fino al Rinascimento inoltrato, una figura con molte competenze. Lo speziale era al tempo stesso droghiere, commerciante, studioso, cuoco, e, qualora se ne presentava la necessità anche chirurgo. Negli scaffali della spezieria si potevano trovare, oltre alle rare e costose spezie orientali, erbe aromatiche, dolciumi, profumi, frutta secca, liquori, vernici, coloranti, sapone, pece, candele, colla e moltissime altre mercanzie. Nonostante tutto, le principali attività dello speziale rimanevano fondamentalmente due: il commercio di spezie e di profumi per la cucina e la preparazione di medicamenti.

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Botega per le baghe da olio

Si tratta di un locale posto al piano terreno adibito a magazzino nel quale venivano deposte e conservate le baghe da olio: otri, ottenuti con pelle di capra rovesciata e fatta seccare, dal contenuto di circa cinquanta litri. Nell’antichità le ‘baghe’ venivano utilizzate per il trasporto di liquidi a dorso di mulo, in particolare per il vino e l’olio.

Botega per vendere grassina et massaria

Si tratta di una ‘masseria’ ovvero di della bottega per la vendita di masserizie, stoviglie e suppellettili e nella quale si poteva acquistare anche la ‘grassina’ [dial. grasèina, dal. lat. crassus, grassus più il suff. f. diminutivo e/o vezzeggiativo ina, qui a volerne specificare la modesta quantità di grasso], cioè carne di maiale conservata sotto sale.

Hostaria

Le osterie sorsero come punti di ristoro nei luoghi di passaggio quali le strade e gli incroci o in quelli di commercio come le piazze e i mercati. Ben presto però divennero anche luoghi di ritrovo. Vi si poteva trovare il vino, il vitto, alle volte anche l’alloggio. Esse erano di differenti categorie: le più accoglienti ospitavano i personaggi di riguardo, mentre le più malridotte i pellegrini e la soldataglia. Nel passato furono compilati lunghi elenchi di forestieri morti nelle osterie: viandanti ammalati, soldati feriti e soprattutto pellegrini. Numerosi erano quelli che spiravano mentre andavano o tornavano dai santuari. Gli osti li accoglievano senza nessuna difficoltà, anzi per tornaconto, i passeggeri ammalati anche gravemente perché, nel caso che la morte fosse sopravvenuta nel loro locale, essi ereditavano tutto ciò che il defunto aveva indosso.

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Becaria

Con questa denominazione ci si riferiva alla macelleria gestita dal ‘becaro’ [it. beccaio, ‘venditore di carne di becco’] che insieme al fornaio era in grado di tenere aperto il negozio anche nei giorni festivi. Egli aveva l’obbligo di separare la carne buona da quella cattiva e gli era proibito di ammazzare o scorticare le bestie sia nella strada sia dentro i macelli. La macellazione doveva avvenire nella stessa becaria. Inoltre i becari non potevano tenere sui banchi pelli fresche e interiora. Le carni più consumate all’epoca erano l’ovina, la caprina, in particolare quella di castrone, la suina, il pollame, la selvaggina e in misura minore la bovina.

Manescalcaria

La maniscalcheria era la bottega del maniscalco cioè l’artigiano che esercitava l’arte della ‘mascalcìa’ [dal francone mahrskalk, parola formata da mahr ‘addetto ai cavalli’ e skalk ‘servo’] ossia il pareggio e la ferratura degli zoccoli del cavallo e di altri equini domestici quali l’asino e il mulo. Spesso l’attività del maniscalco si sovrapponeva a quella del fabbro in quanto i ferri per la zoccolatura dovevano essere forgiati sul momento.

Le botteghe di Berceto nel XVI secolo | 30

Botighino per vendere olio et sarza

Si tratta di un piccolo locale nel quale si vendeva olio e sansa; quest’ultima si otteneva dai residui della spremitura delle olive.

Botega per vendere carbone per la ferrarezza

Dovrebbe trattarsi di un magazzino per la vendita del carbone che veniva acquistato dai fabbri allo scopo di far funzionare la fucina.

Le botteghe di Berceto nel XVI secolo | 32

Legenda delle abbreviazioni

Ms = Messere

M.ro = Mastro

Ms.ro = Maestro / Mastro

D.V. S. Ill.re = Di Vostra Signoria Illustre

Misure agrarie parmensi di superficie

Biolca = mq. 3.081, 4390

Staio = mq. 513, 5732

Tavola = mq. 42, 7978 = 4 Pertiche quadre

Piede = mq. 3, 566480

Oncia = mq. 0, 297207

Le botteghe di Berceto nel XVI secolo | 33

Monete in corso fino al 1586 sotto il

Governo di Ottavio Farnese

(1523 -1586)

Lira: La lira non era una moneta coniata, ma ideale, corrispondente al valore di una libbra (gr. 327,45) di puro argento (92,5%).

Soldo: Il soldo allo stesso modo era una moneta ideale, equivalente alla ventesima parte della lira.

Denaro: Il denaro era una moneta coniata che voleva la dodicesima parte del soldo e la duecentoquarantesima parte della lira.

Valore delle monete in corso nel

Ducato di Parma fino al 1586

Scudo d’oro = 5 lire e 16 soldi (gr. 26,079)

Lira = corrisponde al valore di una libbra (gr. 327,45) di puro

argento al 92,5%

Soldo = ventesima parte della lira

Denaro = dodicesima parte del soldo

Le botteghe di Berceto nel XVI secolo | 35 – 36

Indice dei Nomi di Persona

Ms Genesio Pizzi…………………………………….12

Ms Antonio Maria Bella Cappa……………………..12

Ms.ro Antonio Maria Scariotto………………………12

Ms Antonio Arzoni.……………………………………12

Ms.ro Antonio Maria Scariotto.………………………12

Ms Angelo Agostino Gabbi…………………………..13

Ms.ro Aldiger Bonvisi…………………………………13

Ms Antonio Maria Billoli…………………….…………13

Heredi di Antonio Maria Scariotti……………….……13

Ms Angelo Gorisi………………………………………13

Ms Antonio Pizzi……………………………….………13

Bernardino Scariotto……………………………….….14

Heredi di Ms Battain Pizzi…………………………….14

Ms.ro Battaino Marchetti………………….…………..14

Ms Bernardino Billoli……………………………….….14

Ms Bataia Billoli…………………………………….…..14

M.ro Bartholomeo Bechetti…………………………….14

Ms.ro Brecedano Zamberlano .……………………….14

Bartolomeo Longhi…………………………….………..15

Bartolomeo Marforio…………………………………….15

Ms.ro Chistono Bonvisi………………………………….15

Le botteghe di Berceto nel XVI secolo | 36

Ms Cesare Pizzi………………………………………..…15

Ms Francesco Scariotti…………………………………..15

Ms Don Giacomo Bertinelli………………………..……..15

Heredi di Ms Zanbello Pinardi…………………….……..16

Ms Gorisi di Gorisi…………………………………….…..16

Ms Giovanni Marchetti……………………………………16

Ms Genese Beccheti………………………………………16

Heredi di Gio Francesco Bertinelli……………….………16

Ms Giovanni Consilij………………………………….……16

Heredi di Iapino……………………………………….……17

Maria da Graiana…………………………………………..17

Ms Pietro Antonio Pinardi…………………………………17

Heredi di Ms Pirino Malpilio……………………….………17

Il Magnifico et […] Signor Peregrino Becchetti………….17

Ms Pietro Boroni……………………………………………17

Ms Pietro Brocardo Gorisi………………………….……..18

Ms Pietro Pinardi…………………………………………..18

Silvestro Gorisi………………………………………..……18

Ms Stefano Baroni………………………………………….18

Simon Marchetti…………………………………………….18

M.ro Tiberio Tosco…………………………………………..18

Ms Genesio Pizzi……………………………………………19

Ms Stefano Baroni…………………………………..….…..19

Ms Bataia Billoli……………………………………….…….20

Ms Cesare Pizzi………………………………………..……20

Ms Antonio Arzoni……………………………….…………..21

Simon Marchetti……………………………………………..21

Ms Angelo Agostino Gabbi…………………………………21

Ms Pietro Pinardi……………………………………………22

Ms Bernardino Billoli………………………………..………23

Heredi di Ms Zanbello Pinardi…………………….……….23

Ms Antonio Maria Billoli…………………………….………23

Ms Giovanni Marchetti……………………………………..23

M.ro Bartholomeo Bechetti………………………..……….24

Ms.ro Brecedano Zamberlano…………………….……….24

Ms Don Giacomo Bertinelli………………………..……….26

 Le botteghe di Berceto nel XVI secolo  | 37

Indice delle Botteghe

Ferarezza………………………………………………..……27

Panni et sarza………………………………………….……..27

Calegaria………………………………………………..…….27

Calzolaria……………………………………………..……….27

Sartoria…………………………………………………..…….28

Barbaria………………………………………………….…….28

Merzaria………………………………………………….…….28

Spiciaria………………………………………………….…….28

Botega per le baghe da olio………………………………….29

Botega per vendere grassina et massaria………………….29

Hostaria………………………………………………….……..29

Becaria………………………………………………….………30

Manescalcaria………………………………………………….30

Botighino per vendere olio et sarza………………………….31

Botega per vendere carbone per la ferrarezza……………..31

 

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