Il Termine del Gatto

l.d.: andùma al tèrem dal gāt.

Il “Termine del Gatto” è un termine confinario in buon stato di conservazione che si trova sul monte un tempo detto ‘il Pizzone’ posto ad un’altitudine di circa 1300 metri presso la Grotta Mora, località situata a poca distanza dal crinale del M. Molinatico, naturale spartiacque tra il bercetese ed il pontremolese.

Quando fu posato il Termine del Gatto?

Il cippo chiamato Termine del Gatto

Il Termine del Gatto

Lantico terminus reca, sul fronte rivolto a levante, unepigrafe ed un’immagine in basso rilievo. Questultima è piuttosto consunta dall’erosione del tempo quindi poco riconoscibile ma, alla luce di nuove scoperte documentarie, lipotesi che rappresenti un felino è la più plausibile. Infatti vi si riconoscerebbe la figura di un leone posto in posizione rampante, emblema della famiglia nobile dei conti Rossi di Berceto, e non un gatto quale simbolo dellantica famiglia Fieschi conti di Lavagna come da me ipotizzato erroneamente in passato (v. in I luoghi si Raccontano, 2007 , e su wikitoponomastica). Il termine fu posato nel luogo anticamente denominato La Costa del Gatto – dal nome del proprietario del bosco – nell’anno 1581 da Troilo Rossi II (1525 circa – 31 gennaio 1591) allo scopo di confinare il proprio pascolo, all’epoca esterno alla giurisdizione di Berceto, che più tardi assumerà il nome Macchia della Cisa. L’alpeggio si trovava a monte della frazione Valbona ed aveva per confini le seguenti località: La Costa di Belforte e il Monte Forcella (oggi Forzello, luogo presso il quale si trova il Termine del Gatto) ad ovest; il Rio della Lama Saporita e il ramo sorgentizio del torrente Manubiola di Valbona a nord; il Canale della Piagna a sud-est; il Passo della Cisa e parte del crinale appenninico che tuttora fa da confine con la Toscana e di nuovo la Costa di Belforte a sud.

Altro cippo confinario trovato poco a nord del Termine del Gatto

Cippo confinario II (a. 1581), trovato poco a nord del Termine del Gatto

La conferma che si tratti di un terminus, facente parte di una terminatio1 del territorio pertinente il pascolo voluta dal suddetto Troilo II (alle volte Troillo, 1547 – 1591 ) la si è ottenuta tramite lo studio di due fattori importanti: a) L’epigrafe che vi campeggia e cioè VB / II (?)- TRO / BER / Cò / MDLXXXI / OLA ET ABELA, dove il gruppo consonantico VB si può spiegare con Vir Bonum uomo eminente’ o uomo eccellente, importante’;  T per Troilo II; RO per Rossi; BER per Berceto; Cò per Comes, conte; MDLXXXI la data della posa cioè 1581 e dove ‘OLA ET ABELA’ starebbero per i cognomi degli scalpellini che lo avrebbero realizzato o per quelli dei due confinanti. b) La recente scoperta di un secondo cippo collocato circa trecento metri a nord rispetto al sopradescritto.

Fu il Signor Gatto a posare il Termine del Gatto?

Lipotesi che il termine derivi il proprio nome dal luogo sul quale venne posato nel 1581 cioè la Costa del Gattoil luogo di proprietà di un signore soprannominato Gatto – è da considerarsi plausibile. La preziosa indicazione si trova nella  relazione scritta il 20 agosto 1828 dagli ingegneri Francesco Galeotti e Pietro Brunetti: il primo Ingegnere di Stato dei Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla e Commisario di Sua Maestà Maria Luigia dAustria per il confine Toscano; il secondo Ingegnere delle Riformagioni del Gran Ducato di Toscana e Commisario al confine Toscano, entrambi commissari ed ispettori incaricati dai rispettivi governi nella quale vengono descritti, con dovizia di particolari, il giorno ed il sito della posa di ogni singolo cippo a partire dalla Colla del Monte Gottero fino al confine Estense; ovvero fino al torrente Enza dove allepoca aveva principio il Ducato di Modena.

O il Termine del Gatto prese il nome dal luogo in cui venne posato?

Una seconda ipotesi altrettanto  sostenibile vuole il microtoponimo Gatto, costa del… derivato dal germanico wacto / wacta da cui guaitō < gaitō sorvegliante, guardia qui nell’accezione di ‘luogo della guardia’, località dove potevano stanziare uomini in armi addetti al controllo del passo di Monte Forcello: si tratta di un valico posto sulla  “antica” via che da Lozzola di Berceto conduceva a Montelungo di Pontremoli, tramite il quale si potevano raggiungere a piedi il Passo della Cisa, Baselica e Belforte frazioni di Borgo Val di Taro in Provincia di Parma, Montelungo e Succisa di Pontremoli in provincia di Massa. A sostegno di questa ulteriore ipotesi annovero  i vari toponimi e mirotoponimi La Gatta che si trovano soprattutto in area di dominazione longobarda quali Gatta, Gattaia, Gattara, Gattaio, Gattatico, Gattaglio ecc. concentrati in numero significativo nella parte occidentale dell’Alta Toscana e dell’Emilia.

Tuttavia ritengo importante portare all’attenzione del lettore che il nome Gatto, ancora in un passato recente, era usato quale soprannome per significare una persona svelta, lesta da cui la forma cognominale pluralizzata Gatti coniata allo scopo di significare i più duno figli del… . La conferma di un suo utilizzo come soprannome si trova negli Estimi farnesiani del Ducato di Parma relativi a Berceto e alla frazione di Lozzola (1564 – 1607 circa), nei quali sono citati due personaggi soprannominati in tal modo: negli Estimi di Lozzola “Terra laborativa a Cossta Albergo, confina li beni che furno di Giovano Bergodio soprannominato il Gatto”; in quelli di Berceto certa Maria del Gatto (v. Mussi S., Le Botteghe di Berceto nel XVI secolo, p. 25). Questo studio, aldilà degli aspetti di carattere storico ed etimologico che vi sono trattati, si è reso necessario al fine di fare un po’ chiarezza attorno ad una leggenda – divulgata tramite i moderni mezzi di comunicazione – la quale non trova riscontro neppure nella tradizione orale. Ciò nonostante è stata venduta come fatto realmente accaduto – da parte di alcuni buontemponi locali – al fine di trovare una giustificazione etimologica al nome del Termine suddetto. In essa vi si racconta, infatti, che l’etimo deriva dal nome di un pericoloso brigante detto il Gatto che fu ucciso proprio presso quel cippo dopo essere stato inseguito e catturato dai gendarmi”: ovviamente, non venendone menzionate le eventuali fonti bibliografiche, archivistiche o documentarie a cui l’autore avrebbe attinto essa si configura come priva di alcun fondamento.     

1 La notizia si trova nel fondo archivistico Famiglia Rossi, sec. XIV – XVIII conservato presso l’Archivio di Stato di Parma nel quale il pascolo di Troilo Rossi è ampiamente descritto.

Nota: Lo studio è stato possibile grazie alle gentili consulenze della Dott.ssa Lorenza Bronzoni Archeologa e Presidente di Archeosistemi di Reggio Emilia, della Prof.ssa Francesca Cenerini Professore Associato del Dipartimento di Storia Cultura e Civiltà dell’Università di Bologna, del Prof. Alfredo Buonopane dell’Università di Verona, Sezione di Archeologia, Docente del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica e del Dott. Giorgio Petracco di Genova studioso di Toponomastica, ai quali va il mio più sincero attestato di stima e gratitudine.

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