La strada mulattiera Bardi – Passo di Centocroci

Progetto d’iniziativa regionale Alta Via dei Monti Liguri (Studio Cartografico Italiano), ECOMUSEO DELLA MEMORIA, Istituto Internazionale di Studi Liguri – Regione Liguria – Regione Emilia Romagna – Regione Toscana

Genova, marzo 200

Sergio Mussi

Questo breve studio, tendente al recupero al recupero turistico di una mulattiera che nell’ambito della viabilità medievale possiamo considerare importante in quanto via di “penetrazione” tra l’Emilia e la Liguria, si prefigge di fornire agli appassionati che vorranno percorrerla, oltre alla cartina topografica, informazioni riguardanti il paesaggio, l’ambiente, i nomi di luogo e qualche breve cenno di carattere storico. Dunque, il tratto di mulattiera che da Bardi porta al mare potrebbe appartenere verosimilmente ad una via più antica che, partendo da Piacenza, metteva in comunicazione le due regioni agevolando di fatto il commercio tra l’entroterra padano e i porti di Levanto e Sestri Levante. Grazie alle informazioni tratte dalla bibliografia storica localei e quelle fornite dalle persone più anziane del posto, abbiamo potuto ricostruire il tracciato da Bardi al Passo Scarsella e raccogliere nella forma dialettale i toponimi dei luoghi che s’incontrano lungo il percorso. Infine, l’utilizzo dello strumento GPS ha reso possibile il rilevamento di molti altri dati. Per esempio si è potuta memorizzare l’intera traccia del sentiero, le diverse quote d’altitudine, il punto preciso dei toponimi rispetto agli assi delle coordinate, la velocità media di percorrenza e poi con l’ausilio di una fotocamera digitale sono stati fotografati tutti i luoghi. Usata sino agli anni cinquanta, questa mulattiera presenta un andamento piuttosto rettilineo con una larghezza media di 160 cm. E significative pendenze che in alcuni casi superano anche il 30%. L’inizio si trova ai piedi di una spettacolare roccia di diaspro rosso su cui si erge la bellissima fortezza di Bardiii e subito dopo, in località La fratta, c’è un bell’oratorio dedicato alla Madonna di Pompei che fu costruito nel 1891, nei pressi un’ottima fonte sgorga dalla roccia. Riprendendo il suo percorso scende verso il torrente Ceno e qui, tra le località Cà de póru e La muntà, è ancora visibile l’antico selciato. Più in giù, di fronte a U murén, l’alveo del fiume molto ampio e il livello dell’acqua molto basso non dovevano costituire anche nel passato un grande ostacolo all’attraversamento. Poi, aldilà del fiume a quota 394 m. s.l.m., con un orientamento nord-sud, la mulattiera s’inerpica per la Val Noveglia superando i piccoli borghi di Gazzo, Cà di Rolla, Pezza, Lama, Stradella, Casivecchio, e raggiunge La bùca ‘d Santa Dona, a 993 m. d’altitudine, antico passo che immette nell’Alta Val Taro. Qui il panorama che si apre sulle montagne che stanno di fronte e le belle valli sottostanti è indubbiamente speciale. Dal Passo poi la mulattiera ridiscende e dopo aver superato l’abitato di Porcigatoneiii che conserva nella sua chiesa una pala del Lanfranco, s’abbassa ripidamente e attraverso un bellissimo bosco di cerri si giunge in località Ghirardi inserita nell’omonima oasi protetta dal WWF. Dopo una breve salita a Cà segalè, la mulattiera riprende la sua discesa fino al greto del fiume Taro che attraversa a quota 435 m. s.l.m., tra le località Bertorella e il torrente Ingegna. Anche in questo caso, come abbiamo visto per il Ceno, per la traversata è stato scelto un punto in cui la grande ampiezza del letto ed un livello molto basso dell’acqua la favoriscono. Recentemente, in questo luogo detto Cantaràgna, durante gli scavi per la realizzazione di un lago artificiale per la pesca sportiva, sono state rinvenute le basi di alcune pile di un ponte probabilmente di epoca medievale. Superato il fiume, in località al Curnà, vi è un oratorio dove nel 1617 si venerava ancora S. Giacomo apostolo passato poi ad essere contitolare della parrocchia di Campi con San Cristoforo profugo dalla chiesa di Malarinoiv rovinata per frana, pare, verso la metà del secolo XVII. La mulattiera da qui prosegue il suo percorso e s’inerpica nuovamente toccando dapprima l’abitato di Campiv poi San Quirico e infine Foltavi che si trova a un’altituidine di 750 m. s.l.m. In questo paese immerso nel verde dei castagneti, si trova un bell’oratorio dedicato a San Rocco. La mulattiera qui s’allaccia al sentiero 849 e sale vertiginosamente fino a Da u tèrmu, luogo di confine con la Liguria dove s’incrocia con l’Alta Via a quota 1080 m. s.l.m. Proseguendo raggiunge la località Caranza e da qui Varese Ligure.

iD. Tommaso Grilli – Giovanni Tomaselli, dic. 1995,‘Il Pellegrino; ediz. Grafiche Lama.

iiImportante centro dell’Alta Val Ceno situato a 625 m. di quota.

iiiPorcigatone era in origine Porcile Garatonis, luogo che doveva appartenere ad un certo Garatone e dove si allevavano i maiali (s.v. G. Petracco Sicardi luglio 1979, Tracce Linguistiche Longobarde in Valtaro e Valceno nell’Altomedioevo, Compiano Arte e Storia, Tipografia Benedettina Editrice di Parma, pp. 31- 40, p. 35).

ivMalarino è una località situata sulla sponda sinistra del Taro a poche centinaia di metri sopra l’abitato della Bertorella, frazione del Comune di Albareto. Alcuni resti murari che si trovano in questo luogo, per alcuni storici locali, sarebbero da attribuire alla rovinata chiesa di San Cristoforo, per altri all’antico Castrum Campi (‘Il Pellegrino, D. Tommaso Grilli – Giovanni Tomaselli; ediz. Grafiche Lama, Piacenza, dic. 1995).

vCampi, alcuni storici vorrebbero che in questo luogo si trovasse il Castrum Campi citato, in quel poco materiale giunto fino a noi, di una confusionata ‘Descriptio Orbis Romani’, scritta nel 610 e attribuita al geografo bizantino Giorgio Ciprio.

viCampi, alcuni storici vorrebbero che in questo luogo si trovasse il Castrum Campi citato, in quel poco materiale giunto fino a noi, di una confusionata ‘Descriptio Orbis Romani’, scritta nel 610 e attribuita al geografo bizantino Giorgio Ciprio.

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